VERSO L’AGROECOLOGIA
Il concetto di agroecologia si basa sul principio base, secondo il quale, la stabilità di un sistema dipenderebbe direttamente dalla sua complessità o, per meglio dire, dalla sua biodiversità sia faunistica che floristica. Tale fondamento governerebbe la dinamica e l’evoluzione degli agroecosistemi. E’ dunque doveroso dare una definizione indicativa del concetto di agroecosistema, intendendo come tale un ecosistema completamente controllato dall’uomo, il quale per esigenze produttive ha semplificato la struttura dell’ambiente, sostituendo alla diversità della natura un piccolo numero di piante coltivate e di animali domestici. |
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Questo processo di semplificazione raggiunge una forma estrema nella monocoltura, una forma di coltivazione che presenta una minore produttività rispetto ad una policoltura. Una sola specie botanica pesca la soluzione circolante nello stesso modo, allo stesso livello del suolo e capta l’energia solare con eguali modalità, mentre piante diverse si alimentano frequentando rizosfere dissimili fra loro e sfruttano l’insolazione diversamente. Insomma organismi che occupano più nicchie ecologiche riccamente intrecciate, ottimizzano lo sfruttamento delle risorse più di un organismo che occupi una sola nicchia.
L’obiettivo di tale semplificazione è quello di aumentare la percentuale di energia solare fissata dalle comunità vegetali, per essere direttamente disponibile per gli esseri umani. Il risultato finale è un ecosistema artificiale, non autosufficiente e totalmente dipendente da apporti esterni e quindi dall’intervento costante dell’uomo. La preparazione dei letti di semina e la semina meccanica hanno sostituito i meccanismi naturali di dispersione dei semi; i pesticidi chimici rimpiazzano il controllo naturale sulle popolazioni di insetti, di patogeni e infestanti e la manipolazione genetica sostituisce i processi naturali di evoluzione e selezione delle piante. Anche i processi di decomposizione risultano alterati poiché le piante mature vengono raccolte e la fertilità del suolo è mantenuta con i concimi e non attraverso il riciclo degli elementi nutritivi.
L’idea centrale dell’agroecologia è che il campo coltivato è un ecosistema in cui avvengono gli stessi processi ecologici che si ritrovano in altre associazioni vegetali come il riciclo delle sostanze nutritive, le interazioni predatore/preda, la competizione, il commensalismo e le successioni. L’agroecologia evidenzia le relazioni ecologiche nel campo e il suo scopo è quello di chiarire la forma, la dinamica e la funzione di queste relazioni. Comprendendo, dunque, tali processi e relazioni si possono veicolare gli agroecosistemi a produrre meglio, con minori impatti negativi sociali o ambientali, con maggiore sostenibilità e con meno apporti esterni (concimi, fitofarmaci). L’agroecologia può essere descritta come un’impostazione che integra le idee e i metodi di diversi settori di studio, piuttosto che una disciplina specifica. Ha radici nelle scienze agrarie, nel movimento ambientalista, nell’ecologia, nell’analisi degli agroecosistemi locali e negli studi sullo sviluppo rurale.
Il campo coltivato risulterebbe dunque, un sistema instabile, che potrebbe portare al degrado e alla desertificazione di un territorio o alla sua regressione verso l’ecosistema di origine. Da lungo tempo ormai, studiosi in materia, stanno cercando di dare larga informazione ad alcuni “espedienti” da adottare nel campo coltivato per aumentarne la stabilità, ma spesso non accolgono consensi poiché il ritorno non è immediato, ma diviene evidente solo nel lungo periodo. L’operatore agricolo ha oggigiorno il dovere di essere lungimirante e applicare tutte quelle accortezze che a lungo andare gli daranno dei benefici duraturi.
La gestione della biodiversità all'interno dell'azienda agricola e quindi nell'agroecosistema, si basa principalmente sulla realizzazione di interventi e pratiche agronomiche che contribuiscono alla riduzione degli input di energia e sostanze dall'esterno, oltre che sulla ottimizzazione delle scelte e dell'organizzazione dei sistemi colturali:
· AUMENTO DELL’EFFICIENZA FOTOSINTETICA
-Impiego di un numero maggiore di specie e varietà coltivate, per consentire:
a) il contenimento dell'erosione specifica e varietale mediante la costituzione di nicchie di mercato per specie e varietà che trovano scarso impiego nell'agricoltura tradizionale;
b) l'aumento della complessità della catena alimentare
-scelta di varietà con maggiore efficienza fotosintetica (es. foglie con alto indice di superficie fogliare);
-rispetto degli insetti pronubi che favoriscono l’impollinazione (es. bombi, api);
· MODIFICHE ALL’AMBIENTE
· GESTIONE DEL SUOLO
· GESTIONE DELLE ACQUE
· DIFESA DAGLI INSETTI DANNOSI
prevenzione:
lotta:
· DIFESA DAI PATOGENI
· DIFESA DALLE INFESTANTI
· SISTEMI AGRONOMICI
Sara Nutricato
Collaboratore Agrometeo SuperMeteo.Com