Ricorsità di eventi piovosi forti o
eccezionali nel territorio di Sannicola e/o nel Salento in generale
negli anni 1998-2006 (ad oggi).
Prendo spunto per scrivere questo articolo dagli ultimi
eventi, verificatisi in Salento e nella Puglia in generale, per
discutere brevemente della plausibilità della teoria che correla il
presunto ripetersi di eventi sempre più forti in
Italia come altrove all’altrettanto presunto (anche se per chi
scrive ormai “certo”) riscaldamento climatico. Di recente,
poi, e in modo veramente stringente, con dati esemplificativi alla
mano, si è argomentato che la teoria per cui l’indice di piovosità
in Italia (volume d’acqua caduta su una zona ad un tempo “t” assunto
come riferimento: per es., un’ora) non è significativamente mutato
nel cinquantennio 50-97 rispetto al cinquantennio precedente. Ma
andiamo con ordine. Innanzitutto alcuni dati di cronaca: il
giorno 26/09, in meno 4 ore, su tutto il Salento e per gran
parte della Puglia si sono avuti fenomeni di intensità elevata;
sotto gli occhi di ogni pugliese ci sono gli alberi abbattuti, danni
alle coltivazioni, alle case e via discorrendo. I quantitativi di
pioggia variano, nei due giorni del 26 e 27, dai 50-60 mm del basso
Salento (59 a Sannicola) agli oltre 150-200 della Val d’Itria. I
dati tutt’ora a nostro possesso, le carte bariche, le immagini da
satellite, ci aiutano a capire che si è trattato di un evento di
natura straordinaria, ancora di difficile “categorizzazione”, in
particolare di difficile attribuzione alla categoria delle “bombe
meteorologiche” o a quella delle tempeste e cicloni tropicali. Tanti
i motivi che rendono difficile una simile catalogazione, che qui si
tralasciano perché non rientranti nell’ambito dei fini che
perseguono. Spulciando i dati di piovosità degli ultimi anni per
Sannicola (consultabili da chiunque in questo sito), si possono
rinvenire sicuramente eventi sovrapponibili che si sono ripetuti, in
maniera straordinaria e con una certa numerosità e in un tempo
relativamente breve (meno di un decennio); considererò come soglia
di precipitazione torrenziale e potenzialmente pericolosa quella dai
70 mm in su nelle 24 ore. Questa soglia, da osservazioni
empiriche sul territorio, equivale a quella a causa della quale o a
partire dalla quale una lama carsica (che è praticamente una sorta
di piccolo canyon naturale scavato dallo scorrere delle acque lungo
milioni di anni o che sono il residuo di vecchi fiumiciattoli
scomparsi), presente nella periferia nord del paese, limitrofa a via
Alba, comincia a riempirsi d’acqua e a costituire pericolo per
abitazioni che, assai improvvidamente, sono state costruite ai suoi
margini se non proprio dentro di essa. Questi i dati: il 5 settembre
del 1999, due temporali scaricano sul territorio oltre 110 mm di
acqua in circa due ore di tempo, il primo dei quali alle h. 12,00 e
il secondo dalle ore 15,15 alle ore 17,45. Faccio presente che il
dato del primo temporale non è stato praticamente raccolto per un
“infortunio” temporaneo (se così si può dire) al pluviometro, dato
quantificabile in non meno di 25 mm; 12 aprile del 2001, un
temporale pomeridiano di due ore scarica dai 33 ai 60 mm – secondo
dato stimato probabilmente per difetto – passando dal centro del
paese verso le campagne non abitate site a nord-ovest rispetto al
medesimo: lo si considera, nonostante la stima sia inferiore ai 70
mm, perché gli effetti sul territorio furono equiparabili ad episodi
veramente violenti, dato l’allagamento di campagne che molto
raramente, vista la loro conformazione e posizione, si allagano; 10
marzo 2002, una perturbazione, giunta sabato 9 marzo, sita nello
ionio e che aveva già apportato 10 mm pioggia tra la sera e la
nottata precedente, scarica 88 mm dalle ore 11,00 circa alle 24,00
circa, non provocando, per fortuna, danni all’abitato per via della
secchezza del terreno (si veniva, infatti, da un autunno-inverno,
quello del 2001, veramente siccitoso). Numerosi, nello stesso anno,
gli episodi piovosi tra i 40 e i 55 mm nell’arco delle 24 ore,
soprattutto in aree diverse da Sannicola che potè beneficiare quell’anno
di piovosità cospicua ma sensibilmente minore di quella dell’intero
Salento; nella notte a cavallo tra il tredici ed il 14 ottobre 2004,
un cluster temporalesco che interessa la media provincia leccese,
scarica in poco più di 8 ore 73 mm di pioggia; il 14 novembre 2004,
dalle h. 2,00 alle 9,30 (e oltre) un enorme cluster temporalesco,
dopo aver devastato la Sicilia e tutto l’arco ionico calabro-lucano
si abbatte con enorme intensità sempre sulla parte mediana della
provincia (visto che a S.M. di Leuca cadono solo 18 mm di pioggia
contro i 230 di Gallipoli): i mm scaricati su Sannicola,
notoriamente più piovosa di Gallipoli, sono stimabili in 324 mm,
stima, comunque da non preferire al dato di 230 mm di Gallipoli a
motivo della rocambolesca rilevazione (i motivi sono addotti in
questo stesso sito nel link in cui sono riportati tutti i dati di
piovosità). Anche volendo assumere per buono il dato di Gallipoli
per Sannicola, la precipitazione è stata, per le 24 ore, la seconda
più violenta e forte degli ultimi 100 anni per il Salento, superata
solo dalla storica alluvione del Salento sud-orientale del 7 ottobre
1957, col suo picco di 314 mm a Ruffano. Naturalmente, se il dato di
324 mm fosse veritiero (e lo può essere perché Sannicola fu il paese
che ebbe di gran lunga i danni peggiore in tutto il Salento),
costituirebbe il record assoluto per il Salento per una
precipitazione nelle 24 ore. (Da notare, però, che in un’ottica
“macrosalentina”, ossia laddove si consideri come Salento l’intera
provincia di Taranto, il record di Ruffano è stato superato
ampiamente dall’alluvione dell’8 settembre 2003 di Palagiano e
Palagianello, ove i mm scaricati furono oltre 300 ma in meno di 4
ore.) L’ipotesi avanzata di un aumento non considerevole o
addirittura assente dell’indice di piovosità, confrontando questi
dati, andrebbe forse riconsiderata o potrebbe risultare
condivisibile immediatamente qualora ci si fosse sbizzarriti a
confrontare non semplicemente le medie di piovosità nelle località
considerate in due cinquantenni, ma se fossero stati confrontati
singoli mesi di un cinquantennio con l’altro, ovvero singoli e
numerosi episodi piovosi di un cinquantennio con quelli dell’altro.
Standardizzare la piovosità lungo archi di tempo di media durata
come un cinquantennio, può non far apparire in una adeguata luce gli
eventuali aumenti (e le eventuali diminuzioni) nell’indice di
piovosità in una zona. Per quel che riguarda il Salento in
particolare ed il territorio di Sannicola ancor più in particolare,
si osserva almeno dal 1993 ad oggi un aumento di questi eventi
particolarmente rilevanti nelle 24 ore; ciò può far spendere qualche
parola in favore di un aumento dell’indice di piovosità nella misura
in cui altri fenomeni correlabili si ripresentano con più frequenza
rispetto al passato: la lama carsica di cui prima si discorreva ha
costituito pericolo per il paese di Sannicola nel 1993, nel 1999 e
per ben 2 volte nel 2004, allorché si è quasi completamente
riempita. Naturalmente, occorrerebbe avere analoghi dati per i
decenni precedenti, cosa di cui non si dispone, per corroborare con
estrema certezza l’ipotesi di un aumento dell’indice di piovosità
(verso cui comunque tendo ad aderire). Comunque, semplice quanto
perfettibili osservazioni fenomenologiche, per il caso di Sannicola,
tendono ad escludere una simile frequenza almeno per i tre decenni
precedenti. Un altro dato che potrebbe corroborare questa ipotesi, è
la circostanza che negli ultimi anni volumi di acqua così importanti
sono caduti in genere in un numero di giorni al di sotto della media
dei giorni piovosi per i rispettivi mesi. Naturalmente gli effetti
sul territorio di simili eventi è amplificata dall’incuria con cui
il territorio viene gestito, ma presumo che questo fattore debba
essere intrecciato con un indice di piovosità che tende ad
aumentare. Tra l’altro, come in altre occasione ho potuto dire,
il probabile e sospettabile aumento dell’indice di piovosità per
questo angolo d’Italia si accompagna nell’ultimo decennio ad un
consistente aumento anche delle precipitazioni medie annue (dato,
quest’ultimo, non presunto ma certo). Tutto quanto si è detto, oltre
ad essere indirizzato ad una più generica informazione, lungi dal
voler costituire motivo di polemica, vuole costituire motivo e
pungolo per studi più ampi e produttivi.
Anselmo Caputo
Collaboratore SuperMeteo.Com