Cosimo De Giorgi

e la

meteorologia salentinA

 

Queste famose “mezze stagioni che non esistono più”, secondo il dire comune, i periodi di caldo torrido e quelli di piovosità abbondante, insieme ai fenomeni legati all’inquinamento dell’aria, stanno aumentando l’interesse dell’uomo della strada per quello che succede nell’atmosfera, interesse da alcuni anni suscitato anche dai problemi posti da probabili variazioni climatiche indotte dalle attività umane, testimoniate da un possibile aumento dell’effetto serra e dalla minacciosa presenza del buco nell’ozono.

Può essere allora interessante far notare che tra il Salento e la Meteorologia c’è un profondo legame storico a far data fin dall’inizio del secolo XIX, quando il grande naturalista di Alessano Oronzo Gabriele Costa cominciò a misurare sistematicamente alcune grandezze meteorologiche, come piovosità, temperatura e velocità del vento.

Cosimo De giorgi

                E proprio in relazione al clima di questa parte d’Italia, allora meglio nota come Terra d’ Otranto, egli ebbe a dire: “ ... per servirmi delle parole di profondo scrittore, potrebbe dirsi essere la natura in questa provincia in opposizione con sé stessa, imperrocché riunisce tutte le stagioni nel medesimo istante e tutti i climi nel medesimo luogo ”.

                Notizie sulle condizioni climatiche e su fatti meteorologici di particolare importanza per l’area salentina sono reperibili nelle cronache storiche fin dal XV secolo, e sono spesso molto illuminanti circa le condizioni di vita dell’epoca, così strettamente legate agli avvenimenti meteorologici e alle loro conseguenze: siccità, inondazioni, carestie, epidemie, invasioni di cavallette, malattie degli ulivi e così via. Bisogna però arrivare alla fine del XVIII secolo per avere una descrizione in certo qual modo “scientifica” di questi fatti, come nei Discorsi meteorologici campestri compilati  per la Terra di Bari, dal 1788 al 1797, dall’Abate Giuseppe Maria Giovene, le cui conclusioni l’Autore estende, in verità un po’ semplicisticamente, alla Terra d’Otranto. Solo nei primi anni del 1800 vengono avviate osservazioni strumentali sistematiche ad opera del Costa, che costituì, prima presso la sua abitazione e poi presso l’Orto Botanico, fondato in quegli anni, il primo vero Osservatorio meteorologico, effettuando osservazioni fino al 1824, quando, per motivi politici, egli dovette lasciare Lecce per trasferirsi a Napoli.

                Dopo quasi cinquanta anni di interruzione le osservazioni strumentali vennero riprese, nel 1871, da Cosimo De Giorgi, fino al 1874 presso la sua abitazione e quindi dal dicembre di quell’anno fino al 1922, anno della sua morte,  presso l’Osservatorio Meteorologico da lui fondato a Lecce con il contributo di varie istituzioni pubbliche.

                Non e’ possibile tracciare in poche righe un ritratto esaustivo della figura del De Giorgi, che seppe coltivare discipline anche molto diverse animato da una coscienza dell’unitarietà della Cultura e da un senso civico che ne fanno senz’altro un esempio emblematico di scienziato e di cittadino.

                Gli oltre trecento scritti lasciati (memorie, articoli, conferenze, libri) testimoniano la sua profonda convinzione per l’applicazione del metodo scientifico in tutti i campi, con estrema cura ed onestà, e il grande attaccamento alla sua terra, e danno di lui l’immagine di uno studioso completo e apprezzato dalla comunità scientifica, che non mancò di tributargli significativi riconoscimenti: nel 1880 fu nominato Cavaliere della Corona e nel 1900 gli fu conferita una medaglia d’argento dalla Società Geografica Italiana.

                Come meteorologo e sismologo De Giorgi partecipò fin dall’inizio alla vita della Società Meteorologica Italiana, costituita per opera dell’infaticabile Padre Francesco Denza. Alle riunioni della Società presentava, spesso su invito degli organizzatori, relazioni che brillavano per profondità di intuizioni e di argomentazioni e, soprattutto, per chiarezza di esposizione.

                Nella prima Assemblea, tenutasi a Napoli nel settembre 1882, presentò, su richiesta del Denza, una relazione “Sui mezzi più acconci per rendere utile e diffusa la meteorologia al popolo”, che contiene in sintesi, oltre alle sue vedute nel campo della meteorologia, soprattutto il suo modo di concepire l’attività dello scienziato, non solo nel proprio campo di ricerca ma anche in rapporto alla collettività. E delle sue convinzioni egli diede ampia personale testimonianza ponendo nel proprio lavoro il massimo della cura e del rigore, lo stesso richiedendo ai numerosi collaboratori che seppe magistralmente coinvolgere nella realizzazione dell’Osservatorio Meteorologico di Lecce e della Rete Meteorica Salentina, e mantenendo un rapporto continuo con la collettività attraverso conferenze ed incontri, in cui divulgava con grande passione e magistrale chiarezza il suo lavoro e i risultati ottenuti. Egli era infatti convinto che solo interessando tutti i cittadini alla scienza e alle sue conquiste, spesso di fondamentale importanza per la loro vita, lo scienziato avrebbe potuto svolgere il proprio lavoro con serenità e col sostegno morale e materiale necessario.

                Nello studio della climatologia e della meteorologia egli diede grande importanza all’interpretazione dei dati strumentali, che dovevano essere raccolti con la massima cura e facendo attenzione alla significatività del confronto tra le diverse stazioni. Cercava poi di collegare le caratteristiche climatologiche e meteorologiche a quelle geologiche morfologiche e vegetazionali dei luoghi, con le condizioni dell’agricoltura e con quelle dell’igiene, in particolare con la diffusione delle malattie e con la mortalità, cosa che per lui, che era prima di tutto medico, rivestiva un grande interesse sociale. I suoi quadri statistici e le sue tabelle, tracciati con una grafia inconfondibile, sono densi di osservazioni di ogni tipo e testimoniano l’immane lavoro osservativo e interpretativo svolto in oltre quaranta anni di attività, che non può non commuovere, oltre che sorprendere, chi abbia una seppur minima esperienza nel settore.

                  Era dotato di un animo sensibile e poetico non può quindi destare meraviglia che abbia composto il testo di una Cantata dal titolo “I Meteorologisti Italiani ”, musicata dall’Abate Ignazio Galli, Direttore dell’Osservatorio Meteorologico di Velletri, nel Lazio.

                   L’1 dicembre 1874 venne inaugurato, senza particolari cerimonie, l’Osservatorio Meteorologico di Lecce.  Collocato nel Campanile di S. Francesco della Scarpa, a circa 71 m sul livello del mare, era dotato degli strumenti più moderni. Le osservazioni venivano fatte secondo gli standard richiesti dall’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma. Quattro volte al giorno, ridotte successivamente a tre (alle ore 9, 15, 21), venivano letti, dal Direttore o dai collaboratori, gli strumenti e le letture venivano registrate in appositi fogli insieme ad annotazioni sullo stato del cielo, sul vento, sui fenomeni in corso ecc. I dati registrati venivano poi analizzati e controllati dal De Giorgi e quindi utilizzati per la compilazione di tabelle e grafici relativi a più intervalli di tempo (decadi, mesi, anni, decenni), comprendenti anche informazioni di tipo non meteorologico come, per esempio, la mortalità classificata per cause e per censo. Ogni giorno veniva inviato all’Ufficio Centrale di Meteorologia un telegramma meteorico, con i dati registrati alle ore 8 in inverno e alle 7 in estate e quelli relativi alle 21 del giorno precedente.

                   Fin dall’inizio della sua attività di meteorologo De Giorgi si era convinto che non sarebbe stato sufficiente raccogliere i dati per la sola città di Lecce per descrivere il clima di tutta la penisola salentina. Decise quindi di estendere, sull’esempio di quanto andava facendo il Denza in Piemonte, la raccolta di dati in più località della Provincia di Lecce, che allora comprendeva anche i territori delle attuali province di Brindisi e Taranto. Nacque così la Rete Meteorica Salentina, che dopo pochi anni arrivò a comprendere 5 Osservatori, 32 stazioni termopluviometriche, sapientemente distribuite lungo le due coste adriatica e ionica, le zone collinari e quelle in pianura, e varie stazioni di osservazione dei temporali. I dati, raccolti con metodologie insegnate e controllate dal De Giorgi, affluivano all’Osservatorio di Lecce e da questo all’Ufficio Centrale. Non tutte le stazioni funzionarono per lo stesso periodo, visti i problemi posti dalla gestione di una rete così articolata e così estesa (alcune stazioni distavano dall’Osservatorio di Lecce ben più di 100 km), in un momento in cui l’unico sistema rapido di comunicazione era il telegrafo e la spedizione per posta di un pezzo di ricambio o di uno strumento sostitutivo poteva richiedere varie settimane. Il tutto era realizzato con pochi mezzi finanziari per la spedizione dei messaggi con i dati e le informazioni, spesso richiesti quotidianamente. Una realizzazione che per estensione e per organizzazione era unica nell’Italia centromeridionale, tanto che all’Esposizione Nazionale di Torino del 1894 fu premiata con la medaglia d’oro.

                   Ogni dieci anni De Giorgi compilava un’analisi, con dettagliate osservazioni su tutti gli aspetti del clima della Provincia. L’ultima di queste analisi fu pubblicata nel 1915 relativamente al quarantennio 1975-1914 e, come espressamente specificato dall’Autore, rappresentò “... il mio testamento meteorico sul clima di Lecce che lascio ai miei concittadini e conprovinciali. Gli uomini passano, ma le istituzioni rimangono purchè sieno amorosamente dirette e purchè non manchino ad esse i necessarii sussidi ed incoraggiamenti ”.

                   Alla morte del De Giorgi, avvenuta il 2 dicembre 1922, l’Osservatorio venne trasferito nell’Orto Botanico, insieme al quale, dopo pochi anni in cui fu mantenuto in vita e potenziato da un appassionato collaboratore del De Giorgi, il Dottor Albino Mannarini, scomparve definitivamente dal panorama cittadino.

                   Scomparso l’Osservatorio di Lecce e dissoltasi la Rete Meteorica Salentina è per fortuna pervenuta a noi gran parte del patrimonio di dati frutto di tanti anni di paziente lavoro. Le pubblicazioni meteorologiche di De Giorgi, ricche di quadri statistici, tabelle e analisi sono reperibili presso la Biblioteca Provinciale di Lecce e presso quella dell’Istituto Tecnico “O. G. Costa”, cui furono lasciate in eredità. Per quanto riguarda i registri dell’Osservatorio Meteorologico e parte dei riepiloghi dei dati raccolti dalle stazioni della Rete Meteorica, questi sono conservati, in buona parte, presso la Biblioteca della Camera di Commercio di Lecce.

                   Questi registri sono stati da noi presi in considerazione fin dai primi anni ‘80, ma solo a partire dal 1989, con l’avvio del Progetto Strategico Clima Ambiente e Territorio nel Mezzogiorno, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, si è potuto procedere ad un primo esame sistematico di una parte del materiale.

                    La realizzazione, nel 1979 di una stazione meteo-solare, per la raccolta di dati sulla radiazione solare, da utilizzare per lo studio di materiali per celle solari, e la conseguente costituzione del Laboratorio di Fisica dell’Atmosfera e Climatologia costituiscono un collegamento ideale con l’Osservatorio del De Giorgi e testimoniano la ripresa dell’interesse scientifico nel Salento per le problematiche ambientali.

                   E proprio l’opera del De Giorgi sarà uno dei punti di forza del Museo dell’Ambiente, recentemente realizzato nel Campus Universitario, per recuperare la memoria di questo grande frutto dell’amore per la scienza e per la propria terra. Una memoria che si tenterà di rivitalizzare facendone uno strumento per avvicinare alla scienza e alla conoscenza del proprio territorio non solo quei giovani che l’Autore tanto amava e cui dedicò tanta parte della sua vita, ma tutti i suoi concittadini cui l’aveva lasciata in eredità.

 

prof. Livio Ruggiero

Università del Salento