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Alcune considerazioni sull’andamento climatico-precipitativo e sulla disponibilità d’acqua

 

In questo breve articolo vorrei fare alcune considerazioni sulla disponibilità dell’acqua in Salento, a partire sempre dalla questione che mi piace a livello climatologico: l’andamento delle precipitazioni.

Che la stagione autunno-vernina appena trascorsa sia stata climaticamente assai avversa, è cosa risaputa: temperature molto più alte della media, precipitazioni a picco in ottobre, novembre e gennaio, hanno fatto sì che si parlasse a ragione, e non solo per il Salento, di crisi idrica o di incipiente crisi idrica, tenendo conto anche del fatto che si va verso le stagioni secche, almeno per gran parte dell’Italia centro-meridionale. Ora, se si eccettuano poche regioni, tra cui la Basilicata centro-occidentale, la Campania, parte della Sicilia che possono vantare un andamento precipitativo pressoché normale dall’inizio dell’anno, una situazione quale quella descritta pone male per la disponibilità di acqua per regioni assai sensibili quali la Puglia ed il Salento in particolare.

Sappiamo che la Puglia si approvvigiona di acqua potabile dai bacini del Sele in Campania, che serve la zona centro-settentrionale, e dai bacini della Val d’Agri (Pertusillo) e del Sinni (Diga di Senise) in Basilicata – quest’ultima essendo, tra l’altro, alimentata da un fiume, il Sinni appunto, che origina nella parte sud-occidentale della regione, notoriamente assai piovosa, visto che raggiunge e supera i 2000 mm annui – che approvvigionano gran parte delle province di Taranto, Brindisi e del sud-barese e parte del leccese settentrionale. Da queste fonti di approvvigionamento rimane fuori gran parte del Salento leccese, ed in specie il Salento centro-meridionale, il quale può contare solo su “forze proprie” per la disponibilità di acqua.

Un anno quale quello appena trascorso, che segue comunque ad anni molto piovosi, mette a dura prova la fonte da cui ci approvvigioniamo, e cioè la falda acquifera profonda salentina, la quale, si badi bene, sarebbe sulla carta tutt’altro che povera. Potendo contare su una piovosità media abbastanza elevata (700 mm), il Salento gode di una velocità di alimentazione della propria falda altrettanto elevata, vista soprattutto la natura del terreno su cui insiste: i nostri terreni sono per lo più altamente fessurabili e quindi facilmente penetrabili dalle acque piovane.

È facile quindi inferire da queste argomentazioni che l’acqua che scorre dai nostri rubinetti, quella con cui ci laviamo, cuciniamo ed irrighiamo i nostri campi e, soprattutto, quella con cui ci toccherà mantenere la gran massa di turisti estivi, è esattamente e solo l’acqua che il buon Dio, o chi per lui, ci manda dal cielo.

Inutile dire, quindi, quanto siano state provvidenziali le piogge dei giorni scorsi: la piovosità media dall’inizio dell’anno sino ad oggi in Salento può essere stimata in circa 150 mm, ben distribuiti nelle varie località (alcuni esempi: Lecce è a 165 mm, Sannicola a 143.6, Gallipoli a 159 mm, Andrano a 158.5, Supersano a 150.4); i valori citati non sono molto distanti dalla media normale del periodo, che per i primi tre mesi dell’anno può essere indicata da un minimo di 175 per la costa nord-occiodentale ionica ad un massimo di 200-210 per la costa sud-orientale adriatica, sud-occidentale ionica e per la fascia centro-meridionale. Tenendo conto delle possibili future piogge, raggiungere la media normale per il periodo non è chiaramente una chimera.

Fatte queste considerazioni, vorrei enucleare anche i motivi per cui non si può dire che il “pericolo” sia scampato.

-          Vorrei invitare tutti i lettori a prendere visione di un bel libro, edito da Congedo, dal titolo Alla ricerca dell’acqua perduta. Nuove conoscenze del sottosuolo nel Salento leccese, scritto da Margiotta e Negri, in cui, tra le altre cose, sono riportati i risultati, sino al 2001, dei livelli della falda profonda che alimenta il nostro acquedotto, attraverso le misurazioni rilevate nei relativi pozzi. A titolo generale, è dato di leggere quanto segue: «I primi risultati sperimentali, messi a confronto con quelli misurati nel 1987, mettono chiaramente in evidenza, un generale depauperamento della risorsa falda profonda segnalato dall’abbassamento del livello piezometrico nella pressoché totalità dei pozzi presi in considerazione (variabile da poche decimetri ad oltre un metro) unitariamente ad un aumento del valore salinità totale indice di inquinamento dovuto ad intrusioni di acqua marina di invasione continentale.» (Margiotta-Negri, Alla ricerca dell’acqua perduta. Nuove conoscenze del sottosuolo nel Salento leccese,Congedo, Galatina 2004, p. 49).

-          Se è vero che queste considerazioni dei due Autori intervengono su dati di una falda che aveva intanto subito le siccità degli anni 2000 e 2001, che, dunque, non era ancora stata rimpinguata dalle annate successive, molto piovose, che vanno dal 2002 al 2005, è altrettanto vero che basta una sola annata straordinariamente siccitosa, quale quella appena trascorsa, per depauperare le eventuali ricostituzioni di una falda in sofferenza, ciò tenuto conto

-          che domanda ed il consumo di acqua, nel Salento come in Italia, sono cresciuti enormemente, per tutta una serie di motivi: uso sempre maggiore in agricoltura per le colture orticole, cosa che incide per un buon 70% nel consumo dell’acqua totale, uso sempre maggiore per usi civili (i cambiamenti nelle abitudini igieniche delle persone sono sotto gli occhi di tutti, ed una “americanizzazione” dei nostri corpi e della nostra pelle altrettanto evidente, visto che alcune persone sono così dissennate, mi si passi il termine, da farsi anche 3 o 4 docce al giorno, per l’infelicità, tra l’altro, della loro pelle; altrettanto dicasi per chi fa una lavatrice per qualche paio di mutande o poco più o per chi lava la macchina o il proprio balcone tutti i giorni), uso sempre crescente in estate in coincidenza delle presenze turistiche, enormemente lievitate nell’ultimo decennio e proprio in coincidenza del periodo meno piovoso ed a più alta evapotraspirazione;

-          aumento delle temperature medie che, anche in inverno, consentono una maggiore evapotraspirazione rispetto a 30-40 anni fa con conseguente minore disponibilità di acqua per la falda; aumento dell’indice di piovosità (rapporto tra la quantità di acqua caduta rispetto ad un tempo “t”) che favorisce un maggiore ruscellamento delle acque piovane e, quindi, un loro maggiore scivolamento verso il mare o verso le strutture di smaltimento delle acque.

-          Bisogna, infine, menzionare le strutture fatiscenti nell’acquedotto, che possono arrivare a perdere anche più del 30% dell’acqua che vi scorre.

Il quadro che ne esce fuori è che, anche ipotizzando un mantenimento degli attuali livelli di precipitazione, i problemi nella gestione di quest’enorme ricchezza rappresentata dalla falda acquifera salentina (e pugliese in generale) saranno sempre maggiori.

Ci vuole sia una classe politica capace che sappia gestire le cose al modo migliore a livello delle scelte generali, sia un cambiamento capillare nella mentalità di noi tutti, studenti, contadini, uomini e donne che si sia. Bisogna creare una coscienza specifica che, se non deve comunque indulgere ad integralismi ambientalisti, dall’altro deve educare all’evitamento dello spreco. Ci vuole soprattutto, mi si passi anche quest’ultima battuta, l’abbattimento di un sentimento comune e di una sub-cultura del “bel tempo” a tutto spiano e sempre e comunque, direttamente correlata con la sub-cultura del divertimento balneare tutto l’anno, le quali non vedono di buon occhio, e che per forza di cose si fanno scappare l’importanza, di giornate molto piovose come quelle che abbiamo appena avuto. Ricreare una coscienza civica adeguata all’uso dell’acqua passa anche dalla possibilità di avere il coraggio di definire come “bella giornata” una giornata in cui sono caduti 50 mm di pioggia, giacché solo chi sa proferire un simile giudizio comprende appieno l’importanza dell’acqua e della sua salvaguardia.

 

Anselmo Caputo

Collaboratore SuperMeteo.com

 

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