Ricorsività di episodi siccitosi in Puglia dalla fine del 1500 all’inizio del 1800
Sono già intervenuto sullo stesso argomento in un precedente articolo. Più che sottolineare, in questo luogo, gli eventi e le ricorsività meteo-climatiche in se stesse, userò le stesse per porre in evidenza la natura prettamente storica nella “percezione” e nella “ricezione”, da parte dell’uomo comune, del cronachista o del climatologo che sia del fenomeno “siccità” e del fenomeno “cambiamento climatico”. A suo tempo misi in evidenza come tutti gli episodi riportati si inseriscono in quella che da decenni è ormai nota come “Piccola era glaciale”; ebbi modo di constatare, data la frequenza degli eventi, che non necessariamente ad una diminuzione della temperatura media si ha, alle nostre latitudini, un aumento delle precipitazioni medie annue.
Le osservazioni e le cronache riportate si trovano in vari lavori di Lorenzo Palumbo, tra cui Enti ecclesiastici e congiuntura nell’età moderna. Proposte per la rilettura delle carte patrimoniali degli ordini religiosi, lavoro al quale l’autore fa seguire una dettagliata cronaca degli eventi del tempo; queste osservazioni si riferiscono alla cosiddetta Terra di Bari, in particolare all’attuale nord barese.
Riporto qui di seguito un po’ di queste osservazione in modo tale che si abbia contezza della ricorsività degli eventi siccitosi:
1558 Cominciano a mancare le “entrate” (= raccolti) di olive (Molfetta)
1562 Siccità
1564 Penuria di grano
1569 Carestia
1570 Carestia
1588 “Quest’anno è stato infertile. E’ tanta la sterilità che le persone se ne moreno quasi dalla fame”
1590 carestia
1601 Siccità
1602 Siccità
1603 Penuria di grano e olio
1604 Penuria di grano
1605 penuria di grano e olio
1606 Penuria di grano€
1608 Siccità
1615 Siccità
1616 Siccità; fallito raccolto olive e mandorle
1617 Siccità
1618 Siccità
1628 Siccità invernale e primaverile
1637 Tempi penuriosi
1639 “Fallenza d’intrate”
1643 Mancato raccolto di olive
1644 “Sterilità dell’intrata”
1645 “Sterlità dell’intrata”
1646 “Sterilità dell’intrata”
1651 Scarso raccolto di olive
1652 Scarso raccolto di olive
1653 Scarsi raccolti
1664 Scarso raccolto di olive
1665 Scarso raccolto di olive
1666 Scarso raccolto di olive
1667 Scarso raccolto di olive
1668 Scarso raccolto di olive
1669 Scarso raccolto di olive
1697 “Si esposero le statue dei marteri perché ne impetrassero la desiderata pioggia
1703 “messa per la pioggia essendo vuotate le cisterne per gran siccità” (settembre)
1704 “Non avendo piovuto quattro mesi, né potendosi arare per seminare” si indice una processione per lapioggia
1705 Processione per la pioggia
1707 “La sera antecedente cominciò una pioggia, dopo quattro mesi di siccità” (6 gennaio)
1708 “Si fece la processione per ottenere l’acqua (22 aprile)”
1710 Vendemmia anticipata “non essendo piovuto da gran tempo e periculando i seminati, si fece la processione” (28 dicembre).
Dalle cronache consultabili, si può inferire che più o meno da questa data (pur permanendo un clima generalmente freddo d’inverno) le precipitazioni medie annuali siano aumentate, per raggiungere i massimi nel secolo successivo (il XIX°). Ciò che colpisce è che nel cuore della Piccola Era Glaciale vaste zone della Puglia (e chissà se non dell’Italia in generale) soffrivano di ricorrenti siccità, che si ripercuotevano notevolmente sulle dinamiche economiche e, probabilmente, anche su quelle demografiche. Colpisce perché chi come noi vive in un periodo di vero o presunto riscaldamento climatico globale, è abituato a sentirsi dire che un aumento della temperatura dovrà necessariamente essere correlato, per il sud Italia, ad una diminuzione delle precipitazioni medie annue.
Se consideriamo gli anni in cui vi annoverano perdite nelle colture del grano e dell’olivo, le siccità nel Seicento devono essere state veramente pervicaci e tali da far impallidire quelle che, per esempio, abbiamo vissuto tra il 1988-1990 o tra il 2000-2001 o nell’autunno 2006; come è possibile evincere sopra, tra il 1601 e il 1618, quasi ininterrottamente, si lamentano perdite nei raccolti, il che significa siccità permanente. Certamente, si dirà, simili impatti sulle colture sono dovute ad una mancanza, per quell’epoca, delle moderne tecniche di irrigazione. A ciò si può obiettare che questo piccolo studio prende in considerazione colture che di per sé non abbisognano di irrigazione costante: olivo e grano, anche nelle annate peggiori sotto l’aspetto pluviometrico, producono agevolmente con un minimo di acqua; perdere completamente i raccolti, come avveniva spesso nel Seicento, significa una siccità totale per lungo periodo, probabilmente in misure tali da trovare difficile riscontro nelle ultimi 150-200 anni.
Vorrei qui, sulla base di queste riflessioni, esprimere qualche concetto correlabile ad un’idea, per così dire, sincronica sui fattori di cambiamento climatico, e, correlativamente, di una forte relativizzazione dell’importanza dello studio del passato per tracciare le linee di possibili andamenti futuri del clima.
Va innanzitutto detto che la climatologia, o l’aspetto statistico della stessa, è senza dubbio una scienza di cui oggi non possiamo fare a meno. Detto questo, però, l’idea che è possibile ricavare dallo studio del passato, è che le possibilità climatiche, stanti o perdurando alcune costanti da un punto di vista diacronico (per esempio il ricorrere di uguali o sovrapponibili valori di concentrazione di Co2 in atmosfera, dei minimi solari particolari, e quant’altro ancora), non possono costituire per il climatologo o lo storico del clima come delle gabbie concettuali immutabili in cui andare ad inserire ogni possibile andamento climatico; come dire: avendo questi e questi valori, avremo questo e questo tipo di clima, in quanto in passato con questi e questi valori, climaticamente, è successo questo e quest’altro. Se il Seicento ci suggerisce che non necessariamente una diminuzione delle temperature è correlabile ad un aumento delle precipitazioni medie, ciò vuol dire che, probabilmente, i fattori strutturali, a scala macro, che governano il clima in ampi periodi temporali, sono determinati dallo stato generale dell’atmosfera e del globo terrestre nella sua interezza, inclusi costanti solari e quant’altro, riscontrabili in un determinato periodo. Nei termini sopra usati, ciò significa che la dimensione strutturale o sincronica determina in maniera più evidente l’impronta del clima in un determinato momento rispetto a fattori storici o diacronici.
Per trasporre questo argomento ai giorni nostri, ciò può significare quanto segue: cercare di capire il futuro andamento climatico sulla base di modelli costruiti con dati del passato o del presente può avere un’importanza ridotta, in quanto l’andamento climatico futuro sarà determinato da fattori generali unici e pertanto in sé caotici riscontrabili solo nell’hic et nunc di un determinato periodo.
Anselmo Caputo
Collaboratore SuperMeteo.com