Il Salento si presenta come un tavolato irregolare, debolmente inclinato dalla quota 150 m circa della parte meridionale alla quota 30÷40 m di quella settentrionale, dal quale si elevano delle dorsali che, allungate in direzione NW-SE, raggiungono la massima elevazione con la serra di S. Eleuterio (195 m) nei pressi di Collepasso.
Le serre Salentine più occidentali, modellate nei Calcari mesozoici (come la “serra Mucorone” di Supersano), hanno profilo trasversale asimmetrico con il versante orientale, corrispondente a pareti di faglia più o meno arretrate dall’erosione, assi più acclive di quello occidentale; quelle più orientali, in genere modellate nei sedimenti miocenici, si ergono molto meno sul paesaggio circostante e hanno in molti casi la superficie superiore subpianeggiante, in quanto erosa o abrasa.
Le dorsali hanno raggiunto, molto probabilmente, la configurazione attuale, non prima del Pleistocene, sia perché le faglie che le bordano mostrano segni di attività pleistocenica, sia perché molte delle loro superfici sono state rimodellate in particolar modo in questo periodo dall’azione del mare.
Riconoscibili sono anche gli effetti dell’azione delle acque meteoriche e del carsismo.
Le prime non hanno svolto un ruolo di rilievo sia perché la regione è stata più volte soggetta ad ingressioni marine, sia perché la presenza di estesi affioramenti di rocce variamente permeabili ha intralciato i deflussi superficiali. Questi sono rappresentati da pochi corsi d’acqua ormai con carattere temporaneo, poco gerarchizzati, che per lo più si perdono in inghiottitoi di origine carsica.
Gli effetti del carsismo, rappresentati per di più da doline e inghiottitoi, si riconoscono su tutte le rocce affioranti nella regione. Le successioni calcaree sembrano essere state esposte al fenomeno a più riprese e per periodi molto lunghi a partire dal Cretaceo, tanto da dare origine a forme ampie e diffuse.
Per quanto riguarda il territorio di Supersano, questo è compresa in una vasta area endoreica corrispondente ad una fossa tettonica di cui la “serra Mucorone” costituisce uno dei limiti posti ad ovest.
In detta area endoreica si sviluppano alcuni sottobacini imbriferi caratterizzati da un reticolo idrografico relativamente fitto, ma effimero, le cui acque trovano recapito finale, tra l’altro, in due voragini, denominate “Fao” e “Vora”, ubicate ai piedi della serra, e allineate secondo la direttrice NW-SE.
La morfologia della porzione dell’area endoreica costituente il graben, si presenta poco ondulata con quote che leggermente al di sopra dei 120 m nel settore meridionale, scendono con una certa gradualità sino ai 91 m in prossimità del “Fao” con una pendenza media dello 0,39%. Nella porzione settentrionale, invece, le pendenze dell’ordine dello 0.67%, hanno andamento opposto, da N a S con quote che passano dai 118 m di località “Guadarali” ai 91 m della “Vora”.
Da quanto detto emerge che la porzione di territorio compresa tra le voragini carsiche “Fao” e “Vora”, rappresenta la zona topograficamente più depressa e quindi recapito finale delle acque che vi corrivano.
Connesso con la natura carbonatica del basamento e ai sistemi di fratturazione è il fenomeno carsico i cui effetti sono costituiti, principalmente, da doline che si presentano con il fondo, quasi sempre, ricoperto da terra rossa e da inghiottitoi.
Lungo la dorsale costituita da terreni di natura calcarea e subordinatamente calcarenitica, la diffusione dei fenomeni carsici è particolarmente diffusa sotto forma di doline estese ed allungate secondo i principali allineamenti tettonici, ma anche di cavità più o meno ampie.
In stretta relazione con il carsismo e la tettonica sono da considerare le coperture di terra rossa che si rinvengono lungo gli allineamenti principali di faglia a copertura in alcuni tratti degli affioramenti rocciosi e, in generale, delle zone morfologicamente depresse.
Notizie tratte dalla letteratura e lavori di settore