NESSUNO TOCCHI IL LOMBRICO!!!

Lo studio del suolo e dei rapporti tra ambiente fisico-chimico e organismi che lo colonizzano ha una lunga tradizione. Già Darwin scrisse sul suolo un famoso saggio e le sue osservazioni sugli Oligocheti costituiscono un primo valido esempio di studio dell’influenza della componente biologica nell’evoluzione dei suoli.

La pedobiologia ci dice che gli organismi terricoli sono praticamente tutti eterotrofi, in quanto la funzione ecologica principale del suolo è quella di demolire le sostanze organiche chiudendo i cicli geochimici di molti elementi. Ciò è ovviamente da correlare all’assenza di luce nell’ambiente ipogeo e alla scarsa rilevanza quantitativa dei processi di produzione primaria non legati alla fotosintesi clorofilliana. Periodicamente vi è una caduta più o meno massiva di sostanza organica vegetale da demolire. Questo quantitativo di sostanza morta viene attaccato e quindi parzialmente demolito. I prodotti di questa demolizione vengono introdotti nel suolo. Si ha la mineralizzazione di una cospicua frazione che diviene così disponibile agli apparati radicali delle piante clorofilliane epigee: si ha pertanto la chiusura del ciclo di molti elementi.

Tra gli organismi terricoli aventi notevole rilevanza dal punto di vista agrario, ritroviamo gli Oligocheti, rappresentanti della macrofauna edafica, ai quali appartiene il gruppo deiLumbricidi, che riveste un’importanza quantitativa all’interno dell’ambiente suolo.

 

Essi vivono nel terreno, scavando gallerie sia in senso orizzontale che verticale, si cibano di terreno che ingurgitano in grande quantità, assimilando tutto ciò che vi è in esso di organico e di utilizzabile. L’azione esercitata dai lombrichi sul terreno è sia meccanica sia chimica, infatti con il loro movimento all’interno del terreno esplicano un’azione di frantumazione delle particelle, drenano il terreno facilitando così gli scambi gassosi e rimescolano in senso verticale il terreno stesso; dal punto di vista chimico la loro importanza nel terreno è notevole, infatti è stato dimostrato che la terra che è passata attraverso il loro tubo digerente è molto più ricca di prima di sostanze necessarie allo sviluppo delle piante. Sono appunto i lombrichi che producono la maggior quantità di humus che ricopre la superficie terrestre, essi in genere ringiovaniscono il suolo aumentandone la porosità, l’aerazione, la struttura e la capacità di infiltrazione dell’acqua. In particolare la buona aerazione e la giusta umidità del suolo sono per i lombrichi fattori di sopravvivenza in quanto respirano con l’intera superficie del corpo e, se questa si dissecca, il processo respiratorio viene a cessare. 

L’importanza di questi organismi terricoli è indubbia, se si considera il miglioramento da essi apportato alla struttura del suolo e all’incorporazione dalla materia organica.

Un’altra caratteristica peculiare di questi organismi è la loro sensibilità ai mutamenti e agli squilibri dell’ambiente edafico, ciò li rende oggetto di studio, perché considerati bioindicatori di sanità dell’ecosistema suolo.

L’eccessivo uso, in agricoltura, dei prodotti cuprici, ha comportato notevoli apporti di rame nel suolo. Diversi studi hanno dimostrato che in terreni ricchi di questo metallo si è riscontrata una ripercussione negativa sulla pedofauna, in particolare:

  • alterazione nella composizione microbiologica ed enzimatica;
  • riduzione dell’attività di molti microrganismi terricoli come Azotobacter, Clostridium, Nitrosomonas e Nitrobacter;
  • diminuzione nel numero di carabidi e lombrichi.

Si è dimostrato come i lombrichi possono subire drastiche riduzioni nei vigneti o in altri frutteti trattati con poltiglia bordolese. Sembra che l’apporto di rame provochi una riduzione della biomassa di questi Oligocheti e alcune specie ne risentono più di altre.

In base all’aspetto e al comportamento i lombrichi si possono classificare in endogei (ipogei), epigei e anecici.

Gli endogei (ipogei) tendono a nutrirsi di residui vegetali in avanzato stato di decomposizione, e vivono negli strati più profondi del terreno (10-20 cm). Tra questi le specie: Aporrectodea caliginosa, Allolobofora clorotica, Allolobofora rosea.

Gli epigei vivono tendenzialmente in superficie (5 cm) e si nutrono di sostanza organica poco decomposta. Gli epigei sembrano non risentire molto dell’apporto di rame, mentre risentono della lavorazione del suolo che sottrae loro la principale fonte di cibo. Solitamente, se disturbati, impiegano tempi lunghi per ricolonizzare i siti. Ne sono un esempio le specie Lumbricus rubellus e Lumbricus castaneus.

Gli anecici si nutrono di sostanza organica poco decomposta e scavano gallerie nel terreno, per cui si trovano sia in superficie che in profondità. Fra questi le specie Lumbricus terrestris e Octodrilus complanatus

Sembra che la tossicità del rame sui lombrichi non sia diretta, ma bensì indiretta. Il rame incide infatti sui microrganismi che inibiscono la decomposizione dei residui delle piante, importanti per quelle specie di lombrichi che si nutrono di sostanza organica in decomposizione come gli epigei. In questa ottica la mancanza di sensibilità al rame del genere Lumbricus può essere imputabile alle sue caratteristiche di comportamento e non a capacità fisiologiche di resistenza.

Ogni qual volta facciamo dei trattamenti sulle piante o sul terreno teniamo ben in mente che il suolo è abitato anche da esserini estremamente utili come i lombrichi, la cui attività può solo portarci degli enormi vantaggi agronomici!

 

Sara Nutricato
Collaboratore Agrometeo SuperMeteo.Com

Bibliografia

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PARISI V., 1974. Biologia e ecologia del suolo. Boringhieri, Torino.
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SOMMAGGIO D., PAOLETTI M.G.,  Favretto M.R.,  1996 - I lombrichi e gli agroecosistemi. BioAgricoltura, 43: 37-41.