RADAR PRECIPITAZIONI E VENTO
Affitti Salento
Su TorreVado.info troverai tantissime soluzioni di case in affitto per le tue vacanze nel salento
La seconda estate più calda dal 1926 dopo il 2024
L’estate meteorologica 2026 (giugno–agosto) si è conclusa con un bilancio termico di assoluto rilievo, confermando il progressivo riscaldamento del clima mediterraneo e salentino. L’estate 2026 è risultata estremamente calda rispetto al trentennio climatologico 1991-2020, con anomalie particolarmente marcate e diffuse sul territorio delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
L’analisi dell’Indice di Temperatura Standardizzato (STI) riportato in Figura 1 evidenzia valori generalmente compresi tra +2 e +3 deviazioni standard, con le anomalie più elevate localizzate soprattutto nelle aree interne del Tarantino e del Brindisino, dove localmente l'indice ha raggiunto valori prossimi o superiori a +3.
.png)
Figura 1. Mappa dell’Indice di Temperatura Standardizzato (STI) per l’estate meteorologica 2026, riferito alle stazioni delle reti di monitoraggio della Protezione Civile Puglia e dell’Aeronautica Militare.
Il quadro complessivo è quindi quello di un’estate estremamente calda, ma il dato stagionale deve essere interpretato considerando anche come il caldo si è distribuito nel corso dei tre mesi. L’estate 2026, infatti, non risulta infatti da record, nonostante un agosto eccezionalmente caldo, caratterizzato da anomalie termiche davvero notevoli. Il motivo è da ricercare nell’andamento dei mesi precedenti: giugno e luglio sono stati molto caldi, ma non hanno raggiunto l’intensità eccezionale del 2024. È dunque soprattutto la persistenza del caldo nel corso dell’intera stagione, più che la presenza di singoli episodi estremi, a caratterizzare l’estate 2026. Agosto ha avuto un ruolo determinante nel far aumentare il bilancio stagionale, portandolo su livelli estremamente elevati, ma non abbastanza da superare il riferimento del 2024, che rimane l’estate più calda della serie considerata.
Il confronto tra le due stagioni evidenzia quindi una differenza importante: il 2024 è stato caratterizzato da una maggiore intensità degli episodi di caldo, mentre il 2026 si distingue soprattutto per la continuità e la persistenza dell’anomalia positiva.
Ed è proprio l’analisi della distribuzione giornaliera dello STI a rendere evidente questa caratteristica.
.png)
Figura 2. Andamento giornaliero dell’Indice di Temperatura Standardizzato durante i tre mesi estivi per le stazioni di Galatina, Ginosa Marina, Brindisi e Santa Maria di Leuca della rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare.
I valori di STI mensili confermano il quadro:
Il dato di agosto spicca nettamente: dopo due mesi già decisamente caldi, l’ultimo mese dell’estate ha registrato un’anomalia termica estrema, contribuendo in maniera decisiva al risultato finale della stagione.
Il confronto con l’estate record del 2024 permette di qualificare meglio il carattere del 2026. La frequenza complessiva delle giornate più calde della norma è leggermente superiore nel 2026 (73,9%) rispetto al 2024 (72%), ma la distribuzione delle anomalie è profondamente diversa. Nel 2026 prevalgono infatti le giornate moderatamente calde, che rappresentano il 19,6% delle osservazioni, mentre quelle almeno molto calde raggiungono il 27,2%. Nel 2024, al contrario, la componente più intensa del caldo era decisamente più ampia: le giornate almeno molto calde arrivavano complessivamente al 39%, contro il 27,2% del 2026. Ancora più evidente è il divario nella fascia degli episodi estremi: le giornate estremamente calde ed eccezionalmente calde rappresentano complessivamente il 23% nel 2024, mentre nel 2026 si fermano al 10,9%.
Il confronto restituisce quindi un risultato particolarmente interessante: le due estati hanno avuto una frequenza complessiva di giornate sopra la norma molto simile, ma con una diversa distribuzione dell’intensità. Il 2026 ha accumulato caldo soprattutto attraverso una presenza più continua di condizioni sopra media, mentre il 2024 ha concentrato una quota molto maggiore di giornate nelle categorie di caldo più intenso ed estremo. In altre parole, il 2026 è stato più persistente, il 2024 più estremo. È proprio questa differenza che spiega perché un’estate 2026 eccezionalmente calda non abbia comunque raggiunto il record del 2024.
.png)
Figura 3. Confronto della distribuzione percentuale delle giornate estive per classe di anomalia termica tra il 2024 e il 2026, nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto, sulla base dei dati della rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare.
Dal confronto con l’intera serie storica dello STI medio delle stazioni in esame, riportato in Figura 4, emerge con grande chiarezza il profondo cambiamento che ha interessato il regime termico delle estati nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Per gran parte del Novecento, infatti, le estati sono state prevalentemente più fresche della norma, come evidenziato dalla lunga sequenza di valori negativi. Il periodo più freddo si concentra soprattutto tra gli anni ’50 e gli anni ’80, quando le anomalie estive risultano frequentemente inferiori alla media climatologica. A partire dagli anni ’90, e soprattutto dall’inizio degli anni 2000, si osserva invece un netto cambio di tendenza: i valori positivi diventano progressivamente più frequenti e le estati assumono caratteristiche sempre più calde rispetto al trentennio di riferimento. Negli ultimi decenni compaiono inoltre numerose stagioni con anomalie particolarmente elevate, fino a raggiungere livelli estremamente caldi ed eccezionali, con un’accelerazione evidente della tendenza verso valori sempre più alti.
La linea di tendenza rende particolarmente evidente questo cambiamento: da un lungo periodo caratterizzato da estati mediamente più fresche si passa a un’epoca nella quale il caldo estivo è diventato una caratteristica strutturale del clima salentino.
In questo contesto si inserisce anche l’estate 2026, che, pur non raggiungendo il record del 2024, si colloca su livelli eccezionalmente elevati e conferma pienamente il quadro di lungo periodo. Il dato più significativo non è quindi soltanto la presenza di singole estati estreme, ma il fatto che le estati calde siano ormai diventate nettamente prevalenti rispetto a quelle fresche del passato.
Figura 4. Serie storica dell’Indice di Temperatura Standardizzato (STI) medio delle stagioni estive dal 1926 al 2025 nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Si parla di onda di calore quando si verificano almeno 3 giorni consecutivi nei quali la temperatura media giornaliera supera una determinata soglia rispetto al periodo climatologico di riferimento, in questo caso il trentennio 1991-2020. Per questa analisi abbiamo adottato come soglia il valore +1 dell’Indice di Temperatura Standardizzato (STI) riferito alla temperatura media giornaliera. Questa definizione consente di considerare non soltanto gli effetti delle temperature massime, ma anche quelli delle temperature minime, che contribuiscono in maniera importante alla persistenza e all’impatto delle ondate di calore. L’onda di calore viene quindi definita come un periodo di almeno 3 giorni consecutivi con STI superiore a +1, calcolato sulla temperatura media giornaliera delle stazioni di Leuca, Galatina, Brindisi e Marina di Ginosa della rete di monitoraggio dell’Aeronautica Militare. Il valore +1 corrisponde a una deviazione standard sopra la media del periodo di riferimento e, assumendo una distribuzione gaussiana, identifica valori superiori all'incirca all'84° percentile della distribuzione delle temperature.
Il confronto riportato in Figura 5 evidenzia una differenza netta tra le due estati. Nel 2026 sono state individuate 5 onde di calore, contro le 7 del 2024. Anche la durata degli episodi è risultata complessivamente inferiore: la più lunga onda di calore del 2026 ha raggiunto 12 giorni consecutivi, mentre nel 2024 si era arrivati a ben 18 giorni, con un episodio di eccezionale persistenza.
Il 2026 mostra quindi meno episodi e una durata massima inferiore rispetto all'estate record del 2024. Questo dato è particolarmente significativo se rapportato all’elevatissimo bilancio termico complessivo del 2026: l’estate è stata estremamente calda, ma il caldo non ha assunto la stessa configurazione di lunga e intensa persistenza osservata nel 2024. Anche la distribuzione temporale delle onde presenta alcune differenze. Nel 2026 giugno e luglio hanno visto diversi episodi di caldo, mentre agosto, pur risultando il mese più caldo dal punto di vista dell’anomalia media, ha presentato episodi più concentrati e meno persistenti. Nel 2024, invece, le ondate di calore sono state più frequenti e soprattutto più durature, con una fase particolarmente lunga a cavallo tra giugno e luglio.
Figura 5. Onde di calore durante le estati meteorologiche 2026 e 2024 nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, definite sulla base del superamento di +1 dell’Indice di Temperatura Standardizzato (STI) della temperatura media giornaliera per almeno 3 giorni consecutivi.
Il dato relativo alla durata delle onde di calore si inserisce inoltre in una tendenza climatica di lungo periodo evidenziata dalla Figura 6.
La serie mostra come le durate degli episodi di caldo siano state generalmente più contenute nella seconda metà del Novecento, mentre negli ultimi decenni diventano progressivamente più frequenti gli episodi caratterizzati da durate elevate. La linea di tendenza è chiaramente crescente, soprattutto dagli anni ’90 in poi, e raggiunge i valori più elevati proprio negli anni più recenti. L'estate 2024 rappresenta uno dei massimi dell'intera serie, con un episodio di 18 giorni consecutivi, mentre il 2026, pur caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate, si colloca su valori inferiori.
Il confronto conferma quindi un aspetto già emerso dall’analisi precedente: il riscaldamento del clima estivo non implica necessariamente che ogni stagione debba replicare la stessa configurazione delle ondate di calore. Il 2026 ha prodotto un'anomalia termica stagionale eccezionale soprattutto attraverso la frequenza e la continuità delle condizioni calde, mentre il 2024 ha associato temperature elevatissime a episodi di maggiore persistenza.
.png)
Figura 6. Serie storica dell’anomalia della durata delle onde di calore estive nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
Diretta conseguenza dell’analisi delle onde di calore è il numero di giorni caldi ed estremamente caldi registrati durante l’estate.
Ricordiamo che:
La Figura 7 evidenzia uno degli aspetti più interessanti del confronto. Nel 2024 circa il 72% delle giornate estive è risultato più caldo della norma secondo la classificazione adottata, mentre nel 2026 la percentuale si è attestata intorno al 38%. La differenza è quindi molto più marcata di quanto avevo scritto prima e costituisce un elemento importante per interpretare correttamente il carattere delle due stagioni. Il 2024 non si è limitato ad avere episodi più intensi: ha presentato anche una frequenza molto maggiore di giornate calde, con una presenza del caldo anomalo distribuita su una parte estremamente ampia dell’estate. Il 2026, al contrario, pur risultando eccezionalmente caldo nel bilancio stagionale, ha avuto una percentuale decisamente inferiore di giornate classificabili come calde secondo la soglia STI > +1.
La serie storica mostra comunque il cambiamento di fondo del clima estivo: la linea di tendenza evidenzia una crescita molto marcata della frequenza dei giorni caldi, soprattutto dagli anni ’90 e ancora più nettamente negli ultimi decenni.

Figura 7. Serie storica della percentuale di giorni caldi estivi (STI > +1) nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1951 al 2026.
Ancora più significativo è il confronto relativo ai giorni estremamente caldi, caratterizzati da STI > +2. Nel 2026 le giornate estremamente calde hanno rappresentato circa il 12% del totale, mentre nel 2024 hanno raggiunto circa il 24%. Anche in questo caso il 2024 mostra quindi una frequenza doppia rispetto al 2026 degli episodi caratterizzati dalle anomalie più elevate. Il dato è coerente con quanto già osservato per le onde di calore: il 2024 ha combinato una maggiore frequenza delle giornate calde con una maggiore presenza degli episodi estremi, mentre il 2026, pur essendo stato eccezionalmente caldo nel suo complesso, ha avuto una distribuzione meno spostata verso le categorie più estreme. La serie storica mostra inoltre con chiarezza quanto i giorni estremamente caldi siano diventati più frequenti negli ultimi decenni rispetto alla seconda metà del Novecento. La loro presenza, un tempo sporadica, è oggi una componente ricorrente delle estati più calde.

Figura 8. Serie storica della percentuale di giorni estremamente caldi estivi (STI > +2) nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1951 al 2026.
L’analisi non può però limitarsi al caldo. Le Figure 9 e 10 mostrano infatti l’andamento storico della frequenza dei giorni freddi ed estremamente freddi, permettendo di osservare il fenomeno anche dal lato opposto. Per giorno freddo si intende una giornata estiva con STI < -1, mentre per giorno estremamente freddo si considera un valore STI < -2.
La Figura 9 evidenzia un andamento praticamente speculare rispetto a quello osservato per i giorni caldi: nel corso del Novecento le giornate fredde erano molto più frequenti, con percentuali particolarmente elevate tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Successivamente la loro frequenza diminuisce progressivamente, fino a diventare molto bassa negli ultimi decenni. È un altro elemento che rende evidente il cambiamento del regime termico estivo: non è aumentato soltanto il numero delle giornate calde, ma si è contemporaneamente ridotta la possibilità di avere giornate estive significativamente più fredde della norma.
Nel confronto tra 2026 e 2024 emerge inoltre una differenza interessante: il 2024 aveva praticamente annullato la presenza di giornate fredde, mentre nel 2026 ricompare una piccola componente di giornate con temperature inferiori alla norma. Si tratta di un segnale molto contenuto e che non modifica in alcun modo il carattere eccezionalmente caldo della stagione, ma indica una maggiore variabilità rispetto al 2024.

Figura 9. Serie storica della percentuale di giorni freddi estivi (STI < -1) nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1951 al 2026.
Ancora più netto è il comportamento dei giorni estremamente freddi (STI < -2), mostrato in Figura 10. La serie storica evidenzia come questi episodi fossero molto più frequenti nel passato, mentre negli ultimi decenni sono progressivamente diventati rari fino quasi a scomparire. Il quadro recente è quindi molto diverso da quello della seconda metà del Novecento: le estati moderne presentano sempre meno giornate caratterizzate da anomalie fredde importanti, mentre aumentano quelle calde e soprattutto quelle estremamente calde.
Anche il confronto 2026–2024 va letto in questo contesto: l’assenza o la quasi assenza di giornate estremamente fredde in entrambe le stagioni conferma quanto il regime termico estivo attuale sia ormai fortemente spostato verso le anomalie positive.

Figura 10. Serie storica della percentuale di giorni estremamente freddi estivi (STI < -2) nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto dal 1951 al 2026.
Un altro importante tassello della nostra analisi è rappresentato dallo studio delle temperature misurate alla quota di 850 hPa, corrispondente indicativamente a 1500 metri di quota, attraverso i radiosondaggi effettuati presso Brindisi dal 1953 fino a marzo 2021 e, successivamente, presso Galatina, in sostituzione della stazione di Brindisi. Si tratta di un parametro particolarmente significativo perché, essendo rilevato in libera atmosfera, risente molto meno delle caratteristiche locali della singola stazione e della sua dislocazione sul territorio, fornendo quindi un'indicazione più rappresentativa della massa d’aria presente sull’intero Salento. Per caratterizzare le estati più calde abbiamo considerato la percentuale di radiosondaggi con temperatura superiore a +20 °C a 850 hPa. Il valore di +20 °C rappresenta una soglia particolarmente significativa per individuare la presenza di masse d’aria molto calde in quota durante la stagione estiva.
Il dato del 2026 è particolarmente rilevante: il 37% delle rilevazioni estive ha superato i +20 °C a 850 hPa, un valore che colloca l’estate 2026 al secondo posto nella serie riportata, a pari merito con il 2021 e immediatamente alle spalle del 2024, che raggiunse il 43%.
Il confronto conferma quindi, anche attraverso i dati della libera atmosfera, quanto emerso dall’analisi delle temperature al suolo: il 2026 è stata un’estate eccezionalmente calda, ma il 2024 mantiene un livello superiore anche in quota. Particolarmente significativo è inoltre il fatto che, nella graduatoria delle estati con la maggiore frequenza di temperature superiori a +20 °C a 850 hPa, le posizioni di vertice siano occupate quasi interamente da stagioni recenti. Oltre al 2024 e al 2026/2021, troviamo infatti il 2007 (34%), il 2012 (32%), il 2023 (29%), il 2022 e il 2003 (27%).
Anche questo indicatore restituisce dunque un segnale molto chiaro del cambiamento del regime termico estivo: le masse d’aria molto calde in quota, un tempo meno frequenti, sono diventate una componente sempre più ricorrente delle estati salentine.

Figura 11. Le dieci stagioni estive con la maggiore percentuale di rilevazioni superiori a +20 °C alla quota di 850 hPa nei radiosondaggi di Brindisi e Galatina.
A questa eccezionale anomalia termica si accompagna una situazione pluviometrica altrettanto particolare, ma tutt’altro che uniforme.Sul versante adriatico, in particolare tra Ostuni, San Pancrazio Salentino e le marine a nord di Lecce, emerge una siccità eccezionale, con valori di SPI fortemente negativi e precipitazioni estive molto inferiori alla media.Poche decine di chilometri più a sud, però, il quadro cambia radicalmente. La zona compresa tra Ruffano, Taurisano e Supersano si distingue infatti per una leggera piovosità, determinata da una serie di temporali isolati ma particolarmente piovosi, capaci di scaricare quantitativi importanti in aree ristrette.
È proprio questa marcata disomogeneità a rendere particolare l’estate 2026: caldissima ovunque, ma con una distribuzione delle precipitazioni estremamente irregolare.Il risultato è una stagione che entra tra le più calde della serie e che lascia anche un segnale importante sul fronte della siccità: un territorio diviso tra aree in forte deficit pluviometrico e piccole zone localmente più piovose.
.png)
Figura 12. Mappa dell’Indice di Precipitazione Standardizzato (SPI) relativo all’estate meteorologica 2026 nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, rispetto al trentennio climatologico 1991-2020.
La serie storica dello SPI, riportata in Figura 13, permette di inserire il dato del 2026 in una prospettiva di lungo periodo. L’andamento evidenzia una marcata variabilità delle precipitazioni estive, con l’alternanza di stagioni più siccitose e altre caratterizzate da condizioni relativamente più piovose.
L’estate 2026 presenta un’anomalia pluviometrica negativa, con uno SPI medio intorno a -1,3, collocandosi quindi tra le estati più secche della serie recente. Il confronto con il 2024 è particolarmente interessante: a fronte di due stagioni entrambe caratterizzate da temperature eccezionalmente elevate, il comportamento delle precipitazioni è stato molto diverso. Nel 2024 lo SPI medio si è mantenuto prossimo alla norma, mentre nel 2026 il segnale siccitoso risulta decisamente più evidente.
La serie mostra inoltre come le precipitazioni estive siano caratterizzate da una forte variabilità interannuale: anche in presenza del generale riscaldamento osservato per le temperature, si alternano estati molto secche e altre relativamente piovose. Il 2026 rappresenta quindi una combinazione particolarmente significativa di caldo e deficit pluviometrico, pur con una distribuzione delle precipitazioni estremamente irregolare sul territorio.

Figura 13. Serie storica dell’Indice di Precipitazione Standardizzato (SPI) medio estivo nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, relativo al trentennio di riferimento 1991-2020.
Unendo le informazioni termometriche dello STI e quelle pluviometriche dello SPI, otteniamo il quadro sintetico riportato in Figura 14, che permette di classificare le estati dal 1926 al 2026 sulla base della combinazione tra anomalie termiche e pluviometriche.
Nel diagramma lo SPI è riportato sull’asse delle ascisse, mentre lo STI è riportato sull’asse delle ordinate. Ogni punto rappresenta quindi una stagione estiva, definita dalla combinazione delle anomalie termiche e pluviometriche mediate sulle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Il 2026 si colloca chiaramente nel quadrante delle estati calde e secche, con uno STI intorno a +2,3 e uno SPI intorno a -1,3. È un posizionamento particolarmente significativo perché associa una delle maggiori anomalie termiche della serie a una marcata anomalia negativa delle precipitazioni.
Il confronto con il 2024 evidenzia invece una differenza sostanziale. Il 2024 è stato ancora più caldo, con uno STI medio di circa +2,7, ma si è collocato molto più vicino alla norma pluviometrica, con uno SPI intorno a +0,25.
In sintesi, il 2024 rimane più estremo per intensità del caldo, mentre il 2026 presenta una combinazione più marcata di caldo e siccità. È proprio questo elemento a rendere particolarmente interessante la posizione del 2026 all’interno della serie storica.
Il diagramma conferma inoltre il progressivo spostamento delle estati recenti verso valori termici positivi, mentre la componente pluviometrica continua a mostrare una maggiore variabilità: il riscaldamento è un segnale strutturale, mentre siccità e piovosità rimangono fortemente variabili da stagione a stagione.
.png)
Figura 14. Diagramma SPI-STI delle estati dal 1926 al 2026 nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. SPI e STI sono calcolati rispetto al trentennio climatologico 1991-2020.
L’estate 2026 si conferma eccezionalmente calda, ma con caratteristiche diverse dal 2024: quest’ultimo resta più estremo per intensità del caldo, onde di calore e frequenza degli episodi più estremi, mentre il 2026 si distingue soprattutto per la persistenza del caldo.
Anche in quota il 2026 conferma valori eccezionali, pur restando leggermente sotto il 2024. Sul fronte pluviometrico, invece, la differenza è netta: il 2024 fu complessivamente nella norma, mentre il 2026 è stato decisamente più secco, seppur con fortissime differenze locali.
Nel complesso, il 2026 non batte il 2024 nei principali indicatori di estremità termica, ma conferma pienamente il nuovo volto delle estati salentine: temperature strutturalmente elevate, maggiore frequenza del caldo e una crescente possibilità di combinazioni tra caldo estremo e deficit pluviometrico.
Fabrizio Congedo
Collaboratore SuperMeteo
Su TorreVado.info troverai tantissime soluzioni di case in affitto per le tue vacanze nel salento
© Centro Meteo Salento, Puglia e Italia - e' una produzione del C.M.S. - Centro Meteorologico Salentino © Copyright 2004-2020- Credits
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok