Autunno 2008: quali i fattori di eccezionalità o di normalità climatica nel Salento

 

L’uomo, per l’indiffinita natura della mente umana,
ove questa si rovesci nell’ignoranza,
egli fa sé regola dell’universo.
Giovan Battista Vico- Principj di Scienza Nuova

In questa breve trattazione, vorrei prendere in considerazione il periodo stagionale corrispondente alla fine di novembre e l’inizio di dicembre, ossia quel periodo del tempo meteorologico che, a mio modo di vedere, corrisponde ad una particolare fase perturbata per il Salento in particolare e per il sud Italia in generale – o, com’è successo quest’anno, per l’Italia tutta intera. Si verifica in questo periodo, con una notevole ricorsività temporale, una brusca rottura nella stabilità del tempo che potremmo chiamare – termine sicuramente appropriato, specie per quest’anno – “la tempesta di Sant’Andrea”. Tale periodo perturbato, a volte, e quest’anno è successo, si continua anche nella prima settimana di dicembre e oltre (ricordo il vecchio detto salentino: “ci chioe te santa Bibiana, chioe pe nu mese e na samana”), con episodi di acuto maltempo che possono assumere a volte i caratteri dell’eccezionalità. Quest’anno i connotati di quasi eccezionalità sono stati raggiunti nel Salento sia a fine novembre che all’inizio di dicembre con episodi di forte maltempo, nei quali, oltre alle abbondanti precipitazioni, si sono fatti notare la notevole forza del vento e le mareggiate annesse, a volte distruttive. Riconosciuta a priori i caratteri di una certa eccezionalità a questi eventi – nell’idruntino le precipitazioni tra novembre e dicembre hanno raggiunto e superato i 500-600 mm –, a quali fattori attribuire questa recrudescenza dei fenomeni? Ed essi hanno poi costituito eccezionalità assoluta, o molto in essi vi è di clamore mediatico e di mala gestione del territorio?

Innanzitutto va detta una parola su un concetto a me caro: questi fenomeni sono frutto della “memoria” dell’atmosfera, accadono, cioè, in un  preciso periodo dell’anno, ed anzi a volte la ricorsività è talmente precisa da far accadere un evento meteo nello stesso giorno in anni differenti. Ora, per il Salento in particolare, il periodo considerato è sicuramente il più piovoso di tutto l’anno e coincide col formarsi di più o meno profonde depressioni nel Mediterraneo centrale, come le carte qui di seguito fanno ben comprendere:

Com’è possibile notare, vi è in questo periodo l’incastonarsi nel Mediterraneo centrale di profonde figure di bassa pressione. Nel ’93 (v. figura) in particolare si abbatterono sul Salento e sulla sua costa ionica in particolare, dopo circa 4 giorni di pioggia,  ingentissime quantità di pioggia: Taviano riporta la misura, per il solo mese di novembre, di 452 mm di pioggia, in gran parte caduti in quei giorni di fine mese. Notevolissimi i danni nel centro abitato di Sannicola, per il quale, però, non si dispone delle misure pluviometriche. Nel ’98 a Sannicola dal 27 novembre ’98 al 4 dicembre cadono 99 mm di pioggia. Nel 2003, sempre a Sannicola, nella notte tra il 26 e il 27 novembre cadono 50 mm di pioggia, con punte di 90 nel brindisino. Il 30 novembre 2005 un nubifragio colpisce il Salento meridionale, in particolare la zona sud-occidentale ionica e le zone centrali: Supersano misura circa 80,2 mm caduti in pochissime ore (sia detto qui en passant, anche se non si riporta la corrispondente cartina, che nel 2007 nella notte tra il 29 e il 30 novembre cadono su Sannicola circa 40 mm di pioggia). Quanto è accaduto tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre del 2008, poi, fa parte della cronaca recente: gran parte del Salento è colpito, come tutta Italia, da intensi nubifragi: Sannicola registra 31 mm tra il 28 e il 29 novembre e ben 145,1 in 36 ore dal 3 al 4 dicembre (precipitazione che interessa tutto il Salento leccese. Gli ultimi nubifragi che colpiscono soprattutto il tarantino nell’ultima settimana costituiscono, in ultima analisi, retaggio di una vecchia ferita atmosferica apertasi alla fine di novembre.

Questo veloce excursus storico certamente avvalora l’ipotesi che per il Salento il periodo considerato è tra i più piovosi o il più piovoso dell’anno, circostanza, questa, che incontra riscontro nell’alto grado di ricorsività di intensi cicloni mediterranei. Stante tutto ciò, sicuramente è in questo periodo che si possono trovare (sebbene non esclusivamente in esso) gran parte degli episodi alluvionali che hanno colpito il nostro territorio. Per quanto riguarda l’anno corrente, vi è da dire che quanto accaduto assume le vesti di una moderata eccezionalità, giacchè i valori cumulati tra novembre e dicembre – dai circa 300-400 della costa ionica alle punte di 600 mm dell’idruntino – rientrano tutto sommato in una stagione notevolmente piovosa, ma ragionevolmente “normale” per il nostro territorio. Solo l’incuria umana fa rientrare questi fenomeno nel rango di ciò che può essere potenzialmente distruttivo. Se aggiungiamo poi la circostanza che la siccità perdurava sul nostro territorio dal dicembre 2007, queste piogge assumono semplicemente la veste dell’evento normale che va a colmare un profondo deficit. La parti del Salento, che pur vi sono, che presentano valori a tutt’oggi oltre la media, non devono far dimenticare che le precipitazioni sin qui avute colmano detto deficit, il quale – si veda Supersano e gran parte della fascia centrale salentina – permane in una situazione di deficit, sebbene questa non assuma più la veste della drammaticità. Diamo quindi il benvenuto a queste piogge, e soprattutto pensiamo che laddove altre dovessero venire sono le benvenute; chi come me si trova in zone che hanno ormai raggiunto la propria media, non deve fare di sè, come nella citazione vichiana, regola dell’universo.

Prima di terminare, un accenno alle possibili ragioni di una stagione così come l’abbiamo vissuta: in quest’ultimo periodo si sono avanzate le ipotesi tra le più disparate sui motivi per cui l’Italia è stata oggetto e obiettivo privilegiato delle saccature atlantiche; alcuni meteorologi di chiara fama nazionale, o anche alcuni siti meteo, hanno addirittura fatto l’ipotesi che ciò dipenda a vario titolo dal minimo dell’attività solare che ormai dura da quasi un anno e che sembra essere il più profondo dal almeno 80 anni a questa parte. Tale ipotesi potrebbe sembrare plausibile anche alla luce di un altro dato: le piogge torrenziali che riguardarono il nostro territorio e l’Italia in generale nei mesi autunno-vernini 1995-96, si verificarono in un periodo di minimo solare (che, lo si ricorda, ha cadenza undecennale). Un dato su tutti per il nostro territorio: a Presicce caddero dal novembre 1995 al marzo 1996 rispettivamente mm. 100, 246, 260, 135, 154, per un totale di 895 mm, che colorano l’evento, questa volta sì, del carattere della assoluta eccezionalità. Lasciando da parte le cause di quest’ultimo evento, per quel che riguarda gli eventi che stiamo vivendo, mi sembra di poter escludere, almeno in base alle conoscenze che si hanno oggi, che un periodo così piovoso per l’Italia sia da attribuire al minimo di macche solari; e ciò per semplici motivi. I dati medi terrestri parlano sì di un generale raffreddamento dell’emisfero nord rispetto agli anni scorsi, ma in misura contenuta; c’è poi da dire che molte zone solitamente freddisime come la Russia sono ben lontane ad oggi dai valori di freddo per loro consueti, ed anzi sono insolitamente calde; negli Stati Uniti nord-orientali la prima, seria irruzione di aria artica si è avuta solo in questi giorni. Ed infine, se il minimo solare è già all’opera, perché non lo è per esempio per il Mediterraneo orientale che vive a tutt’oggi una stagione particolarmente secca? Dunque, niente di eccezionale da questo punto di vista, e niente che possa essere direttamente ascritto al minimo di attività solare. In secondo luogo, e sta qui la vera chiave di volta di tutti questi fenomeni, quanto ha caratterizzato questi mesi del 2008, cosa che va nel solco del comportamento atmosferico degli ultimi 10 anni, è il fenomeno della persisitenza: la persistenza, in particolare di figure di blocco anticiclonico alle correnti atlantiche. Quando, fino a metà ottobre, questa persistenza ha cagionato colate artiche verso l’Atlantico a largo della penisola iberica, l’Italia è stata “protetta” da risposte sub-tropicali; appena l’asse dell’irruzione artica, disposta sempre in senso dei meridiani, si è spostata in novembre verso il Mediterraneo centrale e l’Italia, la nostra Penisola ha goduto di risposte caldo-umide e perturbate da sud, che, stante la persistenza dell’anticiclone di blocco sull’Atlantico delle medio-alte latitudini, ha finito con l’essere per così dire “pervicace”.

Siamo quindi in presenza di quella famosa meridianizzazione del clima europeo che caratterizza il nostro Continente da almeno 10 anni a questa parte. Non scomodiamo quindi teorie certamente affascinanti, ma ad oggi fantasiose, per spiegare fenomeni che, nonostante la loro intensità, hanno pure l’impronta del dèja vu.

Anselmo Caputo

Collaboratore SuperMeteo.com

Centro Meteo del Salento e Puglia