Frequenti temporali nevosi

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Mentre scriviamo, un temporale nevoso autorigenerante sta interessando da ore il Brindisino e parte del Leccese nord-occidentale.
In realtà, tutta la giornata odierna è stata caratterizzata da frequenti quanto intensi temporali a carattere nevoso, in modo particolare lungo tutta la fascia adriatica, da Brindisi sino ad Otranto.
Pensate che, pur essendo pieno inverno, nelle ultime 24 ore sono caduti oltre 120 fulmini, la maggior parte dei quali nelle ultime 18 ore.

Perché tanti temporali nevosi?
Tra le varie cause, il perché dei temporali nevosi di oggi è sopratutto da ricercarsi nel nocciolo gelido in quota piombato sul Salento direttamente dal Mar di Barents, da circa 4700 km di distanza.
Nello specifico, una rapida quanto accurata spiegazione può venire attraverso l’analisi del profilo termico verticale misurato mediante il radiosondaggio di Brindisi delle 13 di oggi: nella figura seguente è riportato l’andamento della temperatura al variare della quota. La curva, molto ripida, mette in evidenza un forte gradiente termico verticale, ossia una forte variazione delle temperatura all’aumentare della quota: infatti, alle 13 di oggi, a Brindisi, si passava dai +1.6° al suolo ai -20° a 2900 metri, sino ad arrivare all’incredibile valore di -40° a 5300 metri (le quote riportate in figura rappresentano alcune quote di riferimento considerate strategiche per lo studio dei fenomeni meteorologici).
In pratica, la temperatura diminuiva con un tasso di circa 0.75° ogni 100 metri (siamo molto vicini alla curva ideale detto gradiente adiabatico secco, in base al quale la variazione è di circa 1° ogni 100 metri).
Una differenza così forte della temperatura non fa altro che esacerbare i moti convettivi verso l’alto (aumento della spinta di galleggiamento per il ben noto principio di Archimede, lo stesso principio per cui le navi galleggiano e le mongolfiere volano), in quanto l’aria calda, meno densa di quella circostante, tende ad andare verso l’alto generando nubi di tipo cumuliforme (temporalesco).
Senza addentrarci in altri dettagli tecnici, concludiamo questa rapida analisi sottolineando che la base delle nubi era approssimativamente posta attorno ai 400-500 metri, indice di aria molto umida, e quindi ancora una volta instabile. Il top delle nubi, invece, arrivava sino a circa 4000 m: questo vuol dire che le nubi temporalesche potevano avere uno sviluppo verticale che, pur essendo inverno, si spingeva sino alla quota considerevole di circa 4200 metri.

 

Fabrizio Congedo
Staff SuperMeteo