Gli eventi meteorologici estremi in Europa aumenteranno entro la fine del secolo

Alcuni dati da un recente articolo scientifico sulla rivista Climate and Atmospheric Science

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Decisamente poco rassicuranti i dati che emergono da un recente articolo apparso sulla rivista Climate and Atmospheric Science sulla frequenza dei fenomeni meteorologici estremi in Europa entro la fine del XXI secolo (consultabile qui).

Secondo le simulazioni condotte nell’articolo, infatti, l’aumento dei valori di umidità in corrispondenza della superficie terrestre causerà, entro la fine del secolo, un netto aumento dell’instabilità atmosferica e, quindi, della fenomenologia temporalesca estrema.

Nello specifico, in Figura 1, estratta e riadattata dall’articolo in questione, è riportata la variazione percentuale attesa nel corso del XXI secolo di quattro tipi di eventi estremi:

  • grandinate con chicchi superiori a 2cm;
  • venti superiori a 90 km/h;
  • grandinate con chicchi superiori a 5cm;
  • frequenza dei fulmini.

Vengono proposti tre scenari:

  • quello medio del passato, riferito al trentennio 1971-2000;
  • due scenari futuri, RCP4.5 e RCP8.5: si tratta di scenari di riscaldamento climatico, noti come RCP (Representative Concentration PathwaysPercorsi Rappresentativi di Concentrazione) in quanto sono espressi in termini di concentrazioni di gas serra (il risultato delle emissioni) piuttosto che in termini di livelli di emissioni. Il numero associato a ciascun RCP indica la forza dei cambiamenti climatici generati dall’attività umana entro il 2100 rispetto al periodo pre-industriale (maggiori dettagli in Figura 2).

I dati parlano chiaro: a parte delle leggere diminuzioni dell’attività temporalesca sugli estremi settori sud-orientali europei e in Medio Oriente, nel resto d’Europa, soprattutto sui settori centro-orientali, entro il 2100, ci sarà un netto incremento della fenomenologia estrema, soprattutto nello scenario RCP8.5, ossia nel caso peggiore di concentrazioni di C02 triplicate o quadruplicate entro la fine del secolo rispetto all’era pre-industriale.

In particolare, in questo caso risulterebbe:

  • un aumento tra il 40% e l’80% degli episodi con grandine superiore a 2cm e 5cm di diametro sull’Europa centro-orientale e anche sul nostro Salento (Figura 1c e 1i);
  • un aumento tra il 20% e il 60% sugli stessi settori di venti superiori a 90 km/h ; aumento tra il 20% e il 40% anche sul Salento (Figura 1f);
  • un aumento (fino al +20%) dell’attività temporalesca e, quindi, dei fulmini, sui settori nord-orientali Europei, tra Penisola scandinava e Russia europea; +5% di aumento dei fulmini anche sul Salento (Figura 1n).
Figura 1. Variazione della frequenza degli episodi meteorologici estremi entro il 2100. Fonte: http://tiny.cc/rkltbz

 

Figura 2. Scenari RCP di cambiamento climatico – Fonte:  5° Rapporto di Valutazione dell’IPCC – WG1: “Cambiamenti climatici: interventi, tendenze e implicazioni per le attività economiche”.

 

Scenari futuri che incutono timore e che ormai, come dimostra anche la cronaca locale, faranno sempre più parte delle nostre vite se non porremo un limite alle emissioni di gas serra in atmosfera.

 

Fabrizio Congedo