I freddi inverni del Quattrocento sull’Italia

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A causa (probabilmente) di un minimo di attività solare molto accentuato (il così detto “Minimo di Spoerer”), gli inverni del Quattrocento videro un improvviso raffreddamento sull’Europa occidentale ed anche sulla nostra Penisola.

A partire dal celebre inverno del 1407-08, uno dei più freddi dell’ultimo millennio, l’Italia venne colpita da sporadiche ma sempre più frequenti stagioni invernali rigidissime tanto da raggiungere all’incirca una frequenza di un inverno rigido ogni sei anni.

Ad esempio, nell’anno 1442 a Venezia nevicò per otto giorni di fila agli inizi di Novembre, ed il mese successivo la Laguna gelò in profondità.

Nel 1455 il fiume Panaro in Emilia gelò con uno spessore tale da poter essere attraversato da carri carichi di merci.

Nel 1459 il gelo e la neve colpirono soprattutto il basso Adriatico molto a lungo, tanto che, a causa delle intense nevicate, metà del bestiame pugliese morì di fame.

Un altro inverno molto famoso, in Europa ed in Italia, fu quello del 1468-69, quando in Valtellina gelarono tutte le viti, ed in Francia il vino congelava dentro le botti, veniva spaccato con l’accetta e distribuito nei cappelli.

Ma fu gelido anche in Puglia, la città di Lecce venne colpita da una pesantissima nevicata, seguita da un grandissimo gelo, tanto che rimasero uccisi tutti gli ulivi ed i fusti dovettero essere tagliati alla base.

Si possono ipotizzare delle temperature minime di 11-12° al di sotto dello zero per avere il congelamento della pianta dell’ulivo.