“L’URAGANO MARIA” SPAZZA IL SALENTO – Martedì 26 settembre 2006 ore 11.00

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Martedì 26 settembre 2006 ore 11.00

“L’URAGANO MARIA” SPAZZA IL SALENTO

L’evento meteorologico del secolo

S.E.S.U.M.

Struttura ed Effetti simili ad un Uragano a Mesoscala

MESOSCALE HURRICANE SIMILAR EFFECTS AND STRUCTURE

Il Mediterraneo sempre più simile all’Oceano Atlantico e/o il Golfo di Taranto sempre più simile al Golfo del Messico? Sembrerebbe una forzatura, ma balza subito all’occhio la forte energia liberata nel golfo di Taranto negli ultimi anni. E pensare che il tarantino, a differenza delle zone del basso Salento, ha una media pluviometrica annua di circa 600 mm. Beh, dal 2002 ad oggi, l’accumulo annuo si avvicina ai 1000 mm! Ma andiamo oltre.

Non ci dobbiamo stupire quando sul Salento si abbattono Trombe d’aria o Tornado. In fondo la nostra terra è stata sempre “foriera” di fenomeni vorticosi anche intesi. Quasi ogni anno, si abbattono Trombe d’Aria (in media anche una l’anno) sulla pianura e Trombe Marine (moltissime ogni anno) al largo del Mar Ionio. Certo, a questo punto il discorso andrebbe approfondito poiché bisognerebbe valutare l’aumento dei suddetti fenomeni negli ultimi anni. Ma in questo articolo non è nostra intenzione approfondire tale argomento proprio perché più conosciuto anche dai non esperti.

Passiamo invece all’evento che ha fatto parlar di sé per molti giorni. Ovvero la TEMPESTA che si è abbattuta martedì 26 Settembre 2006, coinvolgendo le province di Lecce, Brindisi, Taranto e Bari. Ci soffermiamo ad analizzare però i fenomeni riscontrati segnatamente per le province leccesi e brindisine, poiché tra Bari e Taranto non si è verificato nulla di strano, se non una intensa precipitazione – comunque diretta conseguenza del fenomeno in questione – come potrebbe capitare (sempre più spesso negli ultimi anni) in qualsiasi zona d’Italia.

Andando al sodo, qual’era l’elemento “intruso”? Sicuramente il VENTO.

Piccolo inciso: il nostro Portale Meteorologico vanta il primato d’aver individuato immediatamente che non si trattava  di più trombe d’aria sparse per il Salento, né tantomeno di un semplice intenso temporale (vedere nota sulla home page di www.supermeteo.com emessa martedì 26 Settembre alle ore 14.55 a poche ore dall’evento).

Ma torniamo a noi. Come possiamo individuare e classificare l’evento? La cronaca giornalistica (venti di tempesta, piogge, danni allagamenti ecc. ecc.) la lasciamo ai quotidiani, noi cercheremo invece di inquadrare il fenomeno.

Un uragano si crea nei tropici grazie alla superficie del mare caldo che permette, per effetto della forte radiazione solare, l’evaporazione di masse d’aria umida che, salendo verso l’alto e condensandosi per il sollevamento dell’aria, causano la formazione di nubi temporalesche, e una diminuzione di pressione. A questo punto, intervengono gi Alisei e la forza di Coriolis, che permettono la genesi dell’Uragano (nubi e vento che ruotano attorno ad un centro di bassa pressione) attraverso la rotazione della massa d’aria dovuta alla rotazione della Terra. Inoltre, la forza centrifuga unita al sollevamento della massa d’aria calda, determina un’ulteriore diminuzione della pressione.

Nasce così un vortice che si autoalimenta poiché l’aria calda tende a salire sempre più verso l’alto liberando spazio verso il basso, che verrà rioccupato da altra aria calda in risalita dalla superficie del mare e da aria fredda dalle quote superiori, diventando via via sempre più potente.

Ora passiamo al dunque, la nostra “perturbazione” aveva un occhio del ciclone in modo da accostarla ad una tempesta tropicale? I dubbi sono fugati non solo dalla discesa repentina della pressione, prendiamo ad esempio i dati dell’Osservatorio Meteorologico di Supersano ove in poco più di 2 ore si è registrato un calo di pressione di circa 10 hPa (Figura 1a), ma anche dall’immagine del satellite che dimostra la nascita dell’occhio sul Golfo di Taranto (Figura 1b).

figura 1a

figura 1b

Figura 1c (analisi sinottica delle ore 9.00,

con minimo corrispondente con le immagini del satellite della Figura 1b )

 

Ora il punto è questo: il nostro “Uragano” si è formato attraverso le più classiche caratteristiche dello stesso?

L’evaporazione e la forza di Coriolis non sono stati gli elementi scatenanti, poiché è intervenuto un fattore “esterno”, ovvero un’iniezione di aria fredda e secca su uno strato di aria calda e umida che ha innescato molta instabilità e una forte rotazione del minimo visibile sul Golfo di Taranto. Quindi ciclogenesi causata anche da instabilità baroclina oltre che dall’orografia.

Il minimo secondario si è approfondito formando un Ciclone che è andato a deviare verso la penisola salentina ove l’occhio è meno visibile proprio per il passaggio dello stesso sulla terraferma poiché l’intera struttura non riceveva più calore ed umidità dal mare provocando un temporaneo “riempimento” della zone di bassa pressione.

L’occhio del ciclone seppur meno visibile lo si può comunque riscontrare sul medio-alto Salento (terraferma) (figura 2). A supporto di questa tesi non solo l’abbassamento repentino della pressione, ma anche le testimonianze della gente che, soprattutto nei dintorni di Lecce, ha constatato qualche minuto di pausa dei fenomeni, ove le nubi risultavano meno compatte sino a far traspare il cielo, tra la prima tempesta con pioggia e forti raffiche di vento da SE e la seconda ondata di pioggia e forte vento da SW.

Figura 2 – “riempimento”della zona di bassa pressione

L’occhio del ciclone ricompare molto piccolo sul mar Adriatico a Nord di Brindisi, scatenando la massima potenza (figura 3), poichè torna a ricevere energia dal mare.

Figura 3 – massimo vigore del Ciclone, con occhio piccolo ma ben strutturato, ore 12.15

immagine sinottica delle ore 12.15

 

La rotazione dei venti attorno all’occhio del ciclone è riscontrabile inoltre dai dati forniti dalle varie stazioni di rilevamento, es. per tutti Brindisi:

10:15 AM 69.8 °F / 21.0 °C 66.2 °F / 19.0 °C 88% 29.56 Pollici / 1001 hPa 3.7 Miglia / 6.0 Chilometri Est 21.9 mph / 35.2 km/h
10:45 AM 69.8 °F / 21.0 °C 66.2 °F / 19.0 °C 88% 29.56 Pollici / 1001 hPa 1.2 Miglia / 2.0 Chilometri Est 27.6 mph / 44.4 km/h
10:55 AM 69.8 °F / 21.0 °C 66.2 °F / 19.0 °C 88% 29.56 Pollici / 1001 hPa 1.2 Miglia / 2.0 Chilometri Est 27.6 mph / 44.4 km/h
11:15 AM 66.2 °F / 19.0 °C 64.4 °F / 18.0 °C 94% 29.53 Pollici / 1000 hPa 2.2 Miglia / 3.5 Chilometri ENE 31.1 mph / 50.0 km/h
11:45 AM 66.2 °F / 19.0 °C 66.2 °F / 19.0 °C 100% 29.42 Pollici / 996 hPa 0.6 Miglia / 1.0 Chilometri NE 36.8 mph / 59.3 km/h 48.3 mph / 77.8 km/h
11:55 AM 66.2 °F / 19.0 °C 66.2 °F / 19.0 °C 100% 29.42 Pollici / 996 hPa 0.6 Miglia / 1.0 Chilometri NE 36.8 mph / 59.3 km/h 48.3 mph / 77.8 km/h
12:45 PM 59.0 °F / 15.0 °C 59.0 °F / 15.0 °C 100% 29.33 Pollici / 993 hPa 0.3 Miglia / 0.5 Chilometri SSO 46.0 mph / 74.1 km/h 57.5 mph / 92.6 km/h
12:55 PM 59.0 °F / 15.0 °C 59.0 °F / 15.0 °C 100% 29.33 Pollici / 993 hPa 0.3 Miglia / 0.5 Chilometri SSO 46.0 mph / 74.1 km/h 57.5 mph / 92.6 km/h
1:15 PM 60.8 °F / 16.0 °C 60.8 °F / 16.0 °C 100% 29.42 Pollici / 996 hPa 4.3 Miglia / 7.0 Chilometri Sud 25.3 mph / 40.7 km/h
1:45 PM 64.4 °F / 18.0 °C 60.8 °F / 16.0 °C 88% 29.53 Pollici / 1000 hPa 4.3 Miglia / 7.0 Chilometri SSE 21.9 mph / 35.2 km/h

 

Quali gli altri elementi che accomunano il fenomeno ad un Uragano? Sicuramente l’aumento dell’intensità del vento man mano che ci si avvicina all’occhio del ciclone proprio come negli uragani, mentre cala del tutto o si indebolisce notevolmente all’interno dello stesso (vedesi calma per pochi minuti). Adesso torna in nostro aiuto l’immagine dei dati dell’Osservatorio Meteorologico (fig. 4).

Fig. 4

 

Altro elemento è l’intensità del vento che avendo superato i 64 nodi per convenzione, non  possiamo parlare di semplice tempesta tropicale, ma di vero Uragano di Categoria Uno se non addirittura tendente alla Categoria 2.

Classificazione uragani secondo la Scala Saffir-Simpson:

Tipo Danni Pressione(hPa) Venti (nodi) Marea (metri)
Depressione     < 31  
Temp. Tropicale     31-63  
Uragano Cat 1 Minimi > 980 64-83 1.0-1.7
Uragano Cat 2 Moderati 965-979 84-96 1.8-2.6
Uragano Cat 3 Estesi 945-964 97-113 2.7-3.8
Uragano Cat 4 Estremi 920-944 114-135 3.9-5.6
Uragano Cat 4 Catastrofici < 920 > 136 > 5.7

 

Altro elemento da considerare è la massima intensità-distruttiva raggiunta dal vortice nel momento in cui la direzione del vento è andata via via a coincidere con la la direzione di avanzamento del vortice ovvero SW-NE, proprio come nelle più classiche delle Tempeste Tropicali. Lo testimonia la maggior parte degli alberi (e non solo) abbattuti proprio in direttrice SW-NE.

Stiamo sempre parlando di convenzioni poiché l’Uragano non è altro che il “Dio della Tempesta” un po’ come il nostrano Nettuno che era in grado secondo la mitologia di scatenare terribili tempeste, alle quali “davano volentieri il loro contributo BOREA, il gelido vento del Nord, NOTO, l’afoso vento africano, ed EOLO, che di solito li teneva prigionieri nelle grotte delle isole Lipari. Con la stessa facilità con la quale scatenava le tempeste, Nettuno sapeva anche calmarle.”

Ci arroghiamo pertanto il diritto (senza velleità di nessun tipo), di classificarlo come “nuovo” fenomeno, e in considerazione delle suddette caratteristiche (es. nascita con struttura poco barotropica e più baroclina) non lo definiamo né come MCS, né come Uragano, né come TLC, ma possiamo definirlo – considerando la diversa genesi rispetto ad un Uragano, ma d’uguale effetto e struttura, come un S.E.S.U.M. (MESOSCALE HURRICANE SIMILAR EFFECTS AND STRUCTURE), mesoscala in senso temporale, verticale e spaziale.

Temporale: 3 ore tra l’inizio e la fine del fenomeno.

Verticale: da 0 m a circa 1500 m con cuore caldo. Tuttavia il radiosondaggio si riferisce alle 12z e cioè a circa 3 ore dalla fine dell’evento quando tutta la struttura si trovava già al largo della costa barese.

Spaziale: circa 200-250 km di diametro.

 

Alcuni dati:

Galatina: massima raffica di 78 nodi direzione 120° da ESE

Supersano: massima raffica di 100.3 km/h da SSE

Gallipoli: massima raffica di 48.9 nodi da WSW , contemporaneamente a soli 300 metri più a Nord rilevati 67 nodi da WSW ore 10:58.

S.M.Leuca: massima raffica di 65 nodi
Brindisi: massima raffica di 58 nodi
Marina di Ginosa: massima raffica di 49 nodi

Effetti: alberi sradicati o spezzati in tronco, abbattuti tralicci (posizionati nella stessa zona ed abbattuti in direzioni diverse), muri e strutture mobili. Danni notevoli su imbarcazioni per MARE FORZA 8.

Carrellata immagini dell’Uragano Maria:

Per visionare i video clicca qui: 1) http://www.youtube.com/watch?v=90vYHzxtq6w

2) http://www.youtube.com/watch?v=NKVJFoawkHE

 

Giuseppe De Vitis

Direttore Responsabile e Previsore SuperMeteo.com

www.supermeteo.com – Il Portale Meteo del Salento