Possibile evoluzione di “Zorbas” in uragano mediterraneo

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2016

Lo scivolamento di una saccatura di origine artica e il suo successivo isolamento a goccia fredda sulle caldissime acque del Mar Libico ha dato origine, nel corso della giornata di ieri, alla genesi di una profonda circolazione ciclonica poco al largo delle coste settentrionali libiche, Zorbas.
L’immagine satellitare mattutina mostra una spirale di nubi cumuliformi “attorcigliarsi” intorno al minimo di bassa pressione, già pari a 999 hPa. Forte maltempo sta già interessando l’isola di Creta, alle prese con una linea temporalesca alimentata dalle calde acque del Mediterraneo orientale (temperature superficiali tra 25° e 27° – fonte: SeaConditions).

Nelle prossime ore, la depressione mediterranea tenderà ad approfondirsi ulteriormente grazie al trasferimento di una grande quantità di energia termica (calore latente) dalle calde acque superficiali all’aria sovrastante: l’animazione seguente, sulla base del modello matematico Arpege, mostra chiaramente la rotazione dei venti (con intensità superiori a 100 km/h) intorno al profondo minimo di bassa pressione, visto in movimento verso nord-est, in direzione del Mar Egeo.

Traiettoria di Zorbas dal giorno della genesi (punto A) sino alla fine del ciclo evolutivo (punto Z, sulle coste occidentali turche), previsto per la giornata di lunedì 1 ottobre. I pallini di diverso colore indicano la profondità del minimo, in termini di pressione atmosferica, durante la sua evoluzione. Sono inoltre riportate le temperature superficiali del bacino del Mediterraneo: si nota un picco di 28° proprio al largo delle coste libiche, dove è attualmente centrato il ciclone.

Il punto é: Zorbas evolverà in Medicane (MEDiterranean hurriCANE, uragano mediterraneo) o TLC (Tropical Like Cyclone, ciclone di tipo tropicale) o rimarrà una comune circolazione ciclonica?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo affidarci ad uno strumento molto utile per distinguere le caratteristiche tropicali da quelle extra-tropicali di un ciclone durante la sua evoluzione: stiamo parlando del diagramma di fase introdotto da Hart nel 2003, il quale si basa “su tre parametri che, oltre a descrivere la struttura termica di sistemi a nucleo caldo (warm core), tipica dei cicloni tropicali, e quella dei cicloni extratropicali che, invece, sono caratterizzati da una regione interna più fredda detta nucleo freddo (cold core), sono in grado di dare informazioni sullo stadio di sviluppo del sistema. La classificazione di un sistema come ciclone tropicale o extratropicale dipende essenzialmente dalla sua struttura termica rispetto alla verticale: un ciclone tropicale mostra una distribuzione del warm-core praticamente parallela all’asse di rotazione del ciclone, mentre un sistema di tipo extratropicale tende a divergere da questa configurazione. In base a questa caratteristica e alla sensibilità del metodo di Hart è possibile individuare ad esempio la transizione da ciclone tropicale ad extratropicale, oppure la transizione di un ciclone subtropicale in un ciclone tropicale a “nucleo caldo”.
I tre parametri che vengono utilizzati per descrivere la struttura generale dei cicloni sono: il parametro B che caratterizza la simmetria termica nella bassa troposfera, il vento termico nella bassa troposfera Vtl e il vento termico nell’alta troposfera Vtu” (dalla tesi di laurea di Giacomo Pincini, “La struttura dei Medicane”, Università di Bologna, A.A. 2012-2013).
In particolare, “il parametro B rappresenta l’asimmetria dello spessore tra le due superfici 900-600 hPa attraverso il ciclone e determina se la struttura del sistema è asimmetrica, tipica dei cicloni extratropicali, o simmetrica, tipica dei cicloni tropicali.”
Inoltre “per distinguere tra ciclone tropicale ed extratropicale è necessario determinare la struttura verticale del sistema e valutarne l’eventuale asimmetria, mentre per definire il tipo di core (warm o cold) si misura il gradiente dell’altezza isobarica rispetto al suolo. Un valore del gradiente crescente con la quota definisce un sistema a nucleo freddo o cold-core low, mentre la presenza di un gradiente in diminuzione identifica un ciclone a nucleo caldo o warm core system”. (Giacomo Pincini, “La struttura dei Medicane”, Università di Bologna, A.A. 2012-2013).

Diagramma di fase 1: parametri B (simmetria termica) e Vtl (vento termico bassa troposfera)

Analizzando il primo diagramma di fase di Hart, si nota chiaramente che Zorbas nasce come una comune depressione mediterranea a cuore freddo (punto A) per poi evolvere rapidamente (entro la giornata di domani) in TLC (Medicane), ossia in un ciclone tropicale con cuore caldo (debolmente) simmetrico. Successivamente, il cuore caldo dovrebbe assumere caratteristiche asimmetriche sino al successivo collasso dell’intera struttura.

moe.met.fsu.edu

Diagramma di fase 2: parametri Vtl (vento termico bassa troposfera) e Vtu (vento termico alta troposfera)

Anche analizzando il secondo diagramma di fase di Hart, si nota l’evoluzione di Zorbas da comune depressione in ciclone con cuore debolmente caldo.

moe.met.fsu.edu

Alla luce di questa analisi, quindi, appare probabile l’evoluzione di Zorbas da comune depressione mediterranea in ciclone tropicale o uragano mediterraneo.
E per il Salento? La traiettoria meridionale non coinvolgerà il Salento, se non per un nuovo rinforzo dei venti settentrionali e qualche sporadico piovasco.

Fabrizio Congedo
Staff SuperMeteo