Il Salento è davvero una zona a basso rischio sismico?

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Come noto, la scorsa notte un’intensa scossa di magnitudo quasi pari a 4 (Scala Richter), con epicentro lungo la costa brindisina, poco al largo di Ostuni, è stata avvertita chiaramente in tutta la Puglia centro-meridionale, soprattutto nella Penisola salentina.
Per avere un’idea, l’energia rilasciata dal terremoto è stata di circa 15 ton, pari al potere esplosivo di 15 tonnellate di tritolo, persino superiore all’esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl (circa 9.5 ton).

Secondo la Classificazione sismica del territorio italiano al 2015, in seguito al recepimento dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, il territorio peninsulare è classificato in 4 zone sismiche con livello di pericolosità crescente:

Zona 1 – E’ la zona più pericolosa. Possono verificarsi fortissimi terremoti
Zona 2 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti
Zona 3 – In questa zona possono verificarsi forti terremoti ma rari
Zona 4 – E’ la zona meno pericolosa. I terremoti sono rari

 

Alcune regioni italiane, per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità tipiche del territorio, hanno ulteriormente suddiviso tali quattro zone in ulteriori sotto-zone. La classificazione complessiva al 2015, con le relative sottozone, è riportata in Figura 1.

Figura 1. Classificazione sismica del territorio italiano aggiornata al 2015. Fonte: www.protezionecivile.gov.it

Da questa classificazione, emerge che la quasi totalità della Penisola salentina appartiene alla zona 4 e, quindi, è un’area a basso rischio sismico.
In realtà, l’analisi dei dati storici e soprattutto l’approfondito studio condotto da R. Nappi, G. Gaudiosi, G. Alessio, M. De Lucia (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano) e S. Porfido (CNR-IAMC) in un recente articolo apparso sulla prestigiosa rivista internazionale Natural Hazards sottolineano la necessità di dover  rivalutare il rischio sismico per tutta l’area salentina.

Lo studio ripropone innanzitutto una ricostruzione degli eventi sismici che hanno interessato il Salento e le aree marine circostanti dal 1087 sino al 2001 (Figura 2).

Figura 2. Eventi sismici che hanno interessato il Salento e le aree marine circostanti sino al 2001. Fonte: Nappi, R., Gaudiosi, G., Alessio, G. et al. Nat Hazards (2017) 86(Suppl 2): 295.

Dall’analisi dei dati in Figura 2 emerge come, nel corso dei secoli, il Salento sia stato l’epicentro di numerosi terremoti di energia medio-bassa, con magnitudo (scala Richter) generalmente compresa tra 3 e 5, eccezion fatta per il catastrofico terremoto del 20 febbraio 1743, il quale, con un’intensità pari a 9 (IX) della Scala Mercalli e una magnitudo di 7.1 della Scala Richter, rappresenta senza dubbio l’evento sismico più rilevante di tutta la serie storica per l’area salentina.

Secondo il recente studio di R. Nappi et al il terremoto del 1743, il cui epicentro è ricollocato nel Canale d’Otranto (e non nell’entroterra neretino), avrebbe raggiunto un’intensità addirittura pari a 10 (X) a Nardò e presso Torre Sant’Emiliano (Otranto), lungo la bassa costa adriatica e un valore pari a 9 (IX) a Brindisi (Figura 3).

Figura 3. Mappa delle intensità (riferite alla Scala Mercalli) della scossa di terremoto del 1743 in diversi punti della Penisola salentina (e non solo). L’ellisse tratteggiata include le località con intensità sismica superiore a 8 (VIII), mentre nel cerchio ricadono tutte le località con intensità superiore a 6 (VI). Fonte: Nappi, R., Gaudiosi, G., Alessio, G. et al. Nat Hazards (2017) 86(Suppl 2): 295.

Il terremoto fu talmente violento da indurre un devastante tsunami, i cui effetti sono testimoniati sia dalle cronache locali del tempo sia dai grandi massi (con un peso persino di 70 tonnellate) che è possibile trovare lungo la costa adriatica (Torre Santa Sabina – Carovigno, Brindisi e Torre Sant’Emiliano – Otranto, Figura 4).

Figura 4. Massi trasportati dallo tsunami indotto dal terremoto del 1743 sulla bassa costa adriatica salentina, in zona Torre S. Emiliano (Otranto). Fonte: Nappi, R., Gaudiosi, G., Alessio, G. et al. Nat Hazards (2017) 86(Suppl 2): 295.

Come anticipato, quindi, l’analisi critica degli annali storici e degli effetti provocati sul territorio dal devastante terremoto del 1743 evidenzia che, in base all’attuale classificazione sismica del territorio italiano, il rischio di terremoti della Penisola salentina risulti sottostimato e debba quindi essere rivalutato tenendo in conto gli effetti potenzialmente distruttivi che si possono avere sul territorio in seguito ad eventi sismici anche piuttosto distanti, localizzati nel Mediterraneo centrale.

 

Fabrizio Congedo - Staff SuperMeteo