Dopo settembre, la lunga propaggine estiva salentina quest’anno si è protratta per quasi tutto il mese di ottobre, “regalando” così un quinto mese d’estate, fatto di tuffi e tintarelle decisamente fuori stagione.

Situazione a livello europeo

Durante il mese di ottobre, infatti, l’autunno 2019 salentino è stato letteralmente cancellato dall’ostinata presenza di figure anticicloniche, spesso di matrice subtropicale, i cui i massimi al suolo e del geopotenziale alla quota di riferimento di 500 hPa (circa 5000 metri) erano mediamente dislocati sui settori centro-orientali europei (Figura 1).
Ecco che, quindi, il flusso perturbato nord-atlantico è stato costretto a scorrere mediamente da ovest verso est (flusso mediamente zonale), come si evince dalla media delle correnti alla quota di 500 hPa (Figura 2): gli affondi nord-atlantici al largo della Penisola iberica hanno rappresentato alcune occasionali variazioni a questo ricorrente schema circolatorio ma, come ben noto, tali dinamiche sono nettamente penalizzanti, in termini precipitativi, per il Salento e, in generale, per i settori centro-orientali del Bacino del Mediterraneo.

Figura 1. Ottobre 2019 su scala europea: rianalisi delle anomalie del geopotenziale a 500 hPa (circa 5000 metri). Fonte: NOAA Earth System Research Laboratory, rielaborazione grafica SuperMeteo.
Figura 2. Ottobre 2019 su scala europea: rianalisi delle correnti medie alla quota di riferimento di 500 hPa (circa 5000 metri). Fonte: NOAA Earth System Research Laboratory, rielaborazione grafica SuperMeteo.

Situazione in Salento

Analisi termometrica

Le conseguenze di questa circolazione sono evidenti: con un’anomalia complessiva di circa +2°, ottobre 2019 è stato tra i più caldi mesi di ottobre della storia meteo-climatica salentina. Nello specifico, se guardiamo la nostra mini-serie storica riportata in Figura 3 e relativa alla sola provincia di Lecce, notiamo che ottobre 2019 è stato il più caldo dal 2007 ad oggi.

Figura 3. Serie storica temperatura media del mese di ottobre in provincia di Lecce.

Allargando lo sguardo all’intero territorio salentino lo scenario ovviamente non cambia. Tramite l’utilizzo dell’indice di temperatura standardizzato (STI), notiamo che, dati alla mano, il caldo che ha caratterizzato il mese di ottobre è stato fortemente anomalo: le temperature, infatti,  non solo sono state superiori alla norma, ma addirittura abbondantemente al di sopra (fino a 2 volte) della normale variabilità climatica locale.

Figura 4. Ottobre 2019: indice di temperatura standardizzato per le stazioni di S.M. di Leuca, Galatina, Brindisi e Marina di Ginosa dell’Aeronautica Militare. Fonti: dati 2018 dalla rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare; storico 1981-2010 a cura di SCIA – Ispra.

Caldo eccezionale ma non record: analizzando le serie storiche dal 1951 ad oggi, infatti, emerge che per tutte e quattro le stazioni in esame i record delle temperature medie più elevate mai registrate nel mese di ottobre appartengono al passato. In particolare, risulta:

  • Galatina: +20.4° (ottobre 2004, ottobre 2019 al 6° posto)
  • S.M. di Leuca: +20.7° (ottobre 2004, ottobre 2019 all’11° posto)
  • Brindisi: +20.5° (ottobre 2001, ottobre 2019 al 12° posto)
  • Marina di Ginosa: +20.5° (ottobre 2001, ottobre 2019 al 3° posto)

Il caso di Galatina A.M.
Dunque, se nel complesso siamo di fronte temperature medie complessive non record, un discorso a parte va tuttavia riservato per le temperature massime. Infatti, essendo stato un mese prettamente anticiclonico e, quindi, caratterizzato da forti escursioni termiche giornaliere (anche superiori a 15°), le temperature medie mensili (e giornaliere) di ottobre 2019 sono state in qualche modo “stemperate” dall’effetto delle temperature minime (soprattutto delle zone interne), per le quali le anomalie, ossia gli scarti dalla media, sono nettamente più contenute.

Ecco che, dunque, analizzando le sole temperature massime emergono valori mai incontrati nel passato e che, quindi, per certi versi, rappresentano dei record.
A tal proposito, a puro titolo esemplificativo, abbiamo considerato le temperature massime della stazione di Galatina dell’Aeronautica Militare. Nello specifico, abbiamo calcolato la media delle temperature massime su tutte le possibili sequenze di 10, 15, 20, 25 e 31 giorni: se, per piccole finestre temporali (10, 15 giorni) ottobre 2001 non ha alcun tipo di confronto con il recente mese di ottobre, allargando il range temporale, invece, il divario diminuisce fino a trovare il valore eclatante relativo al dato mensile.
Con una temperatura massima media di 25.6°, infatti, ottobre 2019 per la stazione di Galatina A.M. rappresenta un nuovo record, sorpassando di 3 decimi il precedente record risalente al mese di ottobre del 2004 (Figura 5).
Pensate inoltre che, dal 2000 ad oggi, mai si erano registrati tanti giorni di nebbia nel mese di ottobre: con 17 giorni totali, infatti, ottobre 2019 straccia il precedente record, pari a 12 giorni, risalente al 2008 (i dati antecedenti non sono disponibili).

Tutto questo dimostra che, se episodi con caldo tardo-estivo non sono certamente un evento così raro per il Salento in ottobre, fortemente anomalo è stato invece il perdurare di condizioni meteo-climatiche che con la stagione autunnale non avevano nulla a che fare.

Figura 5. Temperatura massima media più alta registrata su un numero n di giorni consecutivi. Fonti: dati ottobre 2019 a cura del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare; storico dal 1951 a cura di SCIA – Ispra.

Analisi precipitazioni

Non solo caldo anomalo, ma anche pesanti deficit pluviometrici hanno contraddistinto il mese di ottobre 2019: deficit che aggravano la locale siccità lasciata in eredità dal precedente mese di settembre. A tal proposito, i dati riportati nelle Figura 6 e 7 sono eclatanti: sull’interno territorio salentino, infatti, gli accumuli pluviometrici mensili sono stati inferiori rispetto ai valori medi di riferimento tra il 39% di Otranto e addirittura oltre il 90% delle stazioni di Fasano e Gallipoli delle rete di monitoraggio della Protezione Civile Puglia.

L’indice di precipitazione standardizzato (SPI) conferma la situazione di siccità moderata, localmente severa che affligge il territorio salentino nel cuore della stagione più piovosa per antonomasia.

Figura 6. Ottobre 2019: indice di precipitazione standardizzato per le stazioni di S.M. di Leuca, Galatina, Brindisi e Marina di Ginosa dell’Aeronautica Militare. Fonti: dati 2019 dalla rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare; storico 1981-2010 a cura di SCIA – Ispra.
Figura 7. Ottobre 2019: indice di precipitazione standardizzato per le stazioni di Otranto, Lecce, Fasano, Taranto e Gallipoli della rete di monitoraggio della Protezione Civile Puglia. Fonti: dati 2019 e storico 1981-2010 dalla rete della Protezione Civile Puglia.

 

Nota tecnica
Come noto, l’indice SPI, citando l’ISPRA, “fornisce un’indicazione sulla relazione tra la quantità di precipitazione caduta in un determinato intervallo di tempo e la sua climatologia portando così a definire se la stazione o l’area monitorata è affetta da condizioni di siccità oppure no.” Per questo motivo l’SPI è “uno degli indicatori maggiormente diffusi a livello nazionale e internazionale”.

Elemento fondamentale per il calcolo dell’indice SPI è quindi la stima della deviazione standard delle distribuzioni delle precipitazioni mensili delle stazioni esaminate: tale indice statistico, infatti, ci dice come i dati sono distribuiti attorno al valor medio e, quindi, ci fornisce una preziosa informazione sulla variabilità del dato pluviometrico nel corso della serie storica.
Nel caso del mese di ottobre molte delle stazioni salentine esaminate presentano un dato fortemente variabile, caratterizzato dalla presenza di valori estremi (si incontrano mesi di ottobre con precipitazioni nulle e altri con precipitazioni abbondanti, con accumuli a 3 cifre).
La presenza di questi outliers suggerisce l’utilizzo di indici statistici diversi dalla media e dalla deviazione standard, che siano meno affetti dalla presenza di valori estremi nella serie.
Inoltre, spesso, i dati pluviometrici, a differenza di quelli termometrici, seguono una distribuzione diversa dalla Gaussiana (Normale) e, questo rappresenta un ulteriore aspetto che influenza il calcolo di media e deviazione standard.
Per tutti questi motivi, dopo aver trovato la distribuzione che meglio rappresenta i dati mensili di ogni singola stazione (alcune distribuzioni trovate sono: Gamma, Gumbel MaxDaugum, Log-Normal, Generalized Extreme Value), dopo aver calcolato la mediana (e non la media), si è stimata la dispersione del campione mediante il calcolo della deviazione mediana assoluta (M.A.D. – Median Absolute Deviation).
L’indice SPI riportato nelle Figure 6 e 7 risulta quindi pari a:

 

Fabrizio Congedo
Collaboratore SuperMeteo