Un punto di vista storico dopo l’alluvione del 2 Novembre 2010-11-04
Abbiamo preso tutti atto dei numeri con cui si è presentato questo mese di Novembre su tutto il territorio nazionale e sul Salento in particolare – per quest’ultimo territorio grazie soprattutto all’ennesimo, esaustivo, bellissimo articolo di Francesco Marasco. Per i numeri, quindi, rimando ancora una volta al suo intervento, ma ne approfitto per riportarne alcuni – fornitimi, oltre che da Marasco, anche da Fabrizio Congedo (altro collaboratore di questo portale meteo), cercando, da un lato, un’interpretazione di lungo periodo di questi ultimi eventi, dall’altra di fornire alcune interpretazioni, che qui sarebbe meglio definire come mere suggestioni esplicative, circa le costanti che la natura sembra seguire in questo primo scorcio di XXI° secolo sul nostro territorio.
Riporto, dunque, anch’io alcune cifre, corredandole però di un ulteriore elemento sotto la cui lente propongo al lettore una loro interpretazione, e cioè il tempo di precipitazione:
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Paese |
Totale Precipitazione [mm] |
Tempo Totale |
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Squinzano |
261.3 |
6h 30m |
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Novoli |
238 |
6h |
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Lequile |
227 (2) + 10.4 (3) = 239.1 |
6 - 7h |
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Nardò (Agrometeo) |
98.1 + 1.4 = 99.5 |
? |
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Lecce ovest |
117.2 + 4.6 = 121.8 |
6h 20m |
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Gallipoli alta |
113 |
6h |
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Salice Salentino (Agrometeo) |
76.3 |
? |
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San Pietro Vernotico (Agrom.) |
111.9 +0.2 =112.1 |
? |
Nell’articolo di Marasco si possono leggere i seguenti valori:
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261,8mm Squinzano 227,0mm Novoli 220,0mmMagliano 179,8mmCopertino 179,0mmNardò 152,8mm Veglie 129,6mm San Pietro Vernotico (BR) 121,8mm Lecce-Torre Mozza 117,0mm Gallipoli Alta 107,4mm Gallipoli 100,3mm Lecce Istituto Agrario 99,5mm Nardò-Marine 90,2mm Gallipoli Lungomare 88,8mm Lecce Idrografico 85,0mm Cavallino 81,8mm Lecce Fondone 76,6mm Veglie-Monteruga 76,3mm Salice Salentino 71,1mm Lecce Aeroclub 65,0mm San Pancrazio S. (BR) 57,9mm Sannicola 52,0mm Avetrana (TA) 52,5mm Brindisi 50,6mm Racale |
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La linea di Groppo responsabile di questo evento, con la sua caratteristica forma a V, è ben visibile dalle immagini da satellite allegate nell’articolo di Marasco; in genere, essa si caratterizza per evoluzioni molto lente e per l’insistenza su territori abbastanza ristretti di serie di temporali autorigeneranti, i quali, a causa di queste caratteristiche, possono assumere veste alluvionale e distruttiva.
Consideriamo, dunque, questo episodio alluvionale sul Salento – ultima regione d’Italia ad esserne interessata, dopo che la medesima perturbazione ha seminato piogge abbondanti e distruzione un po’ per tutta Italia: le piogge alluvionali si sono verificate a nord di una linea immaginaria che va da Taviano, Gallipoli e relative marine, Alezio, Tuglie, Sannicola, Galatone, Nardò, Lecce e, soprattutto, l’alto leccese, ai confini nord-orientali e centrali con la provincia di Brindisi. La direttrice di sviluppo delle precipitazioni alluvionali è quasi sovrapponibile – è solo leggermente più a nord – ad un altro, grande, episodio alluvionale, quello della notte del 13 novembre 2004, in assoluto, per i soli termini numerici, il più violento della storia degli ultimi 90 anni nel Salento; ne riporto sotto l’immagine da satellite:

Dall’immagine è visibilissima la classica forma a V della linea di Groppo che sta lasciando il Salento. L’analogia nei due episodi è innanzitutto spaziale: dalla costa jonica siciliana, quest’ultima, intesa perturbazione inizia la sua marcia che la porterà a percorrere tutto l’arco jonico (250 mm vengono registrati in 12 ore a Marina di Ginosa), per finire la sua corsa con toni alluvionali all’altezza di Gallipoli che in poco più di 13 ore registra 230 mm, mentre a Sannicola, il paese più colpito, se ne registreranno 324, sempre nell’arco di poco più di 12 ore – valore che definirei ufficioso, viste le difficoltà con cui il sottoscritto ebbe modo di registrarlo) e l’alto leccese con valori prossimi ai 200 mm. Ancora una volta, il basso Salento rimase all’ombra del grande evento: Uggiano La Chiesa registra “solo” 100 mm, molti di meno a Santa Maria di Leuca, con i suoi 18 mm. L’episodio del 2 novembre 2010, dunque, considerata la circostanza che si è consumato in poco più di 7 ore per gran parte delle località, è stato sicuramente il più violento nella storia salentina, considerati altresì i valori di rain rate superiori, per esempio a Squinzano, ai 700 mm/h. L’evento del 2004, infatti, durò più di 12 ore.
Procediamo oltre: l’Evento, con la “E” maiuscola che ha colpito il Salento è stato sicuramente “l’Uragano Maria”: 26/09/2006 (http://www.supermeteo.com/uraganomaria.php).
Tutti gli appassionati meteo ricorderanno benissimo come questo episodio abbia raggiunto i suoi effetti distruttivi maggiori nell’alto leccese e, in termini di precipitazioni, proprio come nel modello sopra, nel tarantino, brindisino, basso barese. Ancora una volta il basso Salento si segnala per un coinvolgimento relativamente marginale.
Altro episodio di alluvione-lampo degno di nota è quello dell’8 settembre 2003, l’alluvione di Palagiano-Palagianello: un amatore registra in Palagiano, in poco meno di 3 ore, oltre 300 mm di pioggia. I dati dell’Aeronautica parlano di valori superiori ai 100 mm a Gioia del Colle e quelli dell’Istituto Idrografico sempre di valori superiori ai 100 mm per la città di Taranto. Ancora una volta, il Salento leccese e la sua costa orientale in particolare risultano ai margini: il sottoscritto registra circa 25 mm a Sannicola.
Un coinvolgimento più diretto in una precipitazione dai sapori sicuramente alluvionali del classico sud-est adriatico leccese si è avuto lo scorso settembre in cui i massimi precipitativi, vicini o anche superiori ai 200 mm vengono effettivamente raggiunti in quelle zone, ma in un tempo vicino alle 24 ore.
Questo episodio è sicuramente uno dei tanti episodi simili che si sono registrati nel Salento sud-orientale: rammento le esondazioni dell’Idro nel 2009, come pure i problemi in Uggiano la Chiesa tra ottobre e novembre 2008; ma tutto sommato si è trattato sempre di precipitazioni assai elevate che mai hanno avuto il carattere della eccezionalità se rapportati ai parametri temporali dell’avvenimento. In altre parole, il sud-est adriatico leccese conserva sicuramente i valori di zona tra le più piovose dell’intera Puglia, seconda soltanto alle zone più alte del Gargano, ma relativamente agli episodi di alluvioni-lampo, in questi ultimi 10-12 anni, o è in buona compagnia con zone che, una volta, non erano canoniche per questi eventi o, addirittura, è stato superato da queste ultime. E che questo scorcio di secolo abbia scritto una storia assai dissimile rispetto all’andamento ritenuto “normale” per il Salento lo si comprende anche alla luce dell’evento alluvionale del 7 ottobre 1957, quello che, in base ai dati omologati dell’Istituto Idrografico Pugliese, ha toccati i livelli mai superati in fatto di piovosità: questa la situazione barica e i dati:

RUFFANO 315
VIGNACASTRISI 295
PRESICCE 293
LEUCA 267
MINERVINO DI LECCE 216
MAGLIE 208
OTRANTO 174.8
MASS MONTERUGA 121
SAN PANCRAZIO SALENTINO 96
NARDO' 67
MANDURIA 58
GROTTAGLIE 31
OSTUNI 30
È evidente come nei rispetti dei grandi episodi alluvionali di questi ultimi 10-12 anni la situazione del 6 ottobre 1957 è esattamente rovesciata a favore del sud-est adriatico, sebbene quest’ultimo episodio abbia coperto un arco temporale superiore alle 12 ore o con presumibili rain rate inferiori a quelli registrati il 2 novembre 2010. Se si vanno a consultare gli annali dell’Istituto Idrografico pugliese si scoprirà come la situazione del 6 ottobre 1957 non facesse altro che fotocopiare una situazione del tutto canonica per il secolo precedente e, probabilmente, anche per quelli addietro.
Dopo questa breve carrellata storica, la questione che vorrei porre è la seguente: in questi anni d’inizio secolo si è assistito sostanzialmente ad una marginalizzazione del sud-est adriatico leccese solo relativamente ai grandi episodi alluvionali con tempi non superiori alle 10-15 ore; contemporaneamente per chi, come il sottoscritto, ha modo, per passione, di seguire le vicende meteo-climatiche e relativi modelli di previsione, si è potuto constatare come in questo scorcio di secolo, molto più che in passato, le zone che hanno avuto un incremento più alto nelle precipitazioni medie annue sono l’alto leccese, da Gallipoli, Istmo, in sù, alto brindisino, Golfo di Taranto, città inclusa, e Valle d’Itria. Quest’ultima ha ormai abbandonato completamente le sue medie tipiche dell’ultimo cinquantennio del ‘900 (700-750 mm) per assidersi intorno ai valori che il De Giorgi le considerava propri: 800-850 mm di pioggia annui, esattamente come il sud-est leccese, il quale, d’altro canto, ha “solo” conservato i suoi valori canonici, di poco inferiori ai 900 mm annui di precipitazione. La città di Taranto, d’altro canto, ha risentito in maniera potente di questo incremento nelle precipitazioni medie nel Salento centro-settentrionale, superando abbondantemente la media dei 500 mm annui. Come spiegare dunque questa marginalizzazione del sud-est leccese – il quale, lo sottolineo, conserva comunque alti valori precipitativi – e questo grande recupero delle zone centro-settentrionali del Grande Salento?
Vorrei avanzare qui tre ipotesi, con la quale mi inoltro nella parte più propriamente interpretativa di questo articolo; esse non vogliono avere niente di più e niente di meno che il valore di ipotesi o di suggestioni per possibili filoni di ricerca al fine di rendere perspicua questa tendenza inusitata della natura in questi ultimi 10-12 anni. Con esse, dunque, non si vogliono assolutamente coltivare velleità di carattere scientifico. Vado con ordine alla loro elencazione:
PRIMA IPOTESI: Trattasi di fenomeni, prima opportunità esplicativa, assolutamente normali, da inquadrare in una normale ciclicità negli eventi naturali; qui la ciclicità si interseca ed interpola alla caoticità degli eventi, dovuta, quest’ultima, al breve lasso di tempo considerato (gli ultimi 10-12 anni). Tra tutte, è l’ipotesi standard, quella forse scientificamente più accettabile, ma, certo, la meno suggestiva.
SECONDA IPOTESI: Vengo all’ipotesi più suggestiva, ma, proprio per questo, molto più passibile di errore: negli ultimi 70 anni le temperature del mar Jonio sono sicuramente cresciute, specie in estate, di qualche decimo di grado rispetto al primo cinquantennio del ‘900. La particolare conformazione ad imbuto del Golfo di Taranto (proprio come il Golfo di Genova) dovrebbe dunque permettere il rilascio e lo stazionamento in loco di molta più energia, in termini di vapore acqueo disponibile ad essere trasformato in pioggia, rispetto al passato. Si aggiunga che negli ultimi 70 anni la stessa città di Taranto è cresciuta enormemente – e le città sono isole di calore, le quali contribuiscono esse stesse a modificare il bilancio energetico atmosferico in una determinata zona; si consideri altresì che la crescita della città è andata di pari passo con la crescita degli impianti industriali, fonte essi stessi di calore e di energia che si va ad aggiungere a quella prima menzionata, ma anche fonte di inquinamento e, dunque, di polveri sottili che fungono da nuclei di condensazione per le nubi, più di quanto ciò fosse possibile in passato. Il tutto si sostanzializzerebbe in una sicuramente maggiore disponibilità di energia nell’atmosfera in termini di vapore acqueo, calore e agenti inquinanti, pronta ad essere messa in gioca ogni qualvolta arrivino importanti perturbazioni, le quali, per parte loro, potrebbero essere indotte a seguire con i loro minimi un andamento più stretto verso le alte zone del Golfo, proprio in quanto lì vi è maggiore disponibilità energetica, che avrebbe potuto anche contribuire all’innalzamento delle medie precipitative della vicina Valle d’Itria. Si sa, infatti, che i mulinelli ciclonici risucchiano fondamentalmente calore latente nel vapore o calore tout court per potersi alimentare.
TERZA IPOTESI: L’ultima ipotesi che mi sento di avanzare, è quella che compendia le prime due, spiegando cioè le diverse dinamiche atmosferiche di questi ultimi 10-12 anni in Salento con elementi di indubbia ciclicità-casualità a elementi, magari anche meno rilevanti, inerenti al riscaldamento delle acque superficiali del Golfo e ai sopra menzionati fattori antropici.
Anselmo Caputo
Staff SuperMeteo
data pubblicazione: venerdì 5 Settembre 2010 - ore 11.00
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