Caratteri Geologici generali del Salento

Il comune di Supersano, ricade nella tavoletta medesima IV quadrante SO del F° 214 della carta d’Italia e si estende, ad una quota di 100 metri circa sul i.m.m., ai piedi della “Serra Mucorone” - i cui rilievi sono caratterizzati dalla diffusa presenza in affioramento di rocce calcareo-dolomitiche di età mesozoica - in un’ampia depressione di origine tettonica: il complesso calcareo-dolomitico, infatti, è interessato da una tettonica di tipo disgiuntivo che ha disarticolato e dislocato i blocchi a differenti altezze dando origine ad una struttura ad horst e graben in cui la serra rappresenta l’alto strutturale delimitato da allineamenti di faglia a direzione NNW-SSE.

Detti litotipi calcareo-dolomitici rappresentano i termini stratigrafici di età più antica riferibili alla formazione dei “Calcari di Melissano”, del Cretaceo sup. e sono costituiti in prevalenza da calcari microcristallini bianco-grigiastri, compatti, ben stratificati, con intercalati locali orizzonti bioclastici a Rudiste e livelli dolomitizzati di colore grigio-nocciola.

In corrispondenza dell’area circostante l’abitato di Supersano i “Calcari di Melissano” sono ricoperti da depositi calcarenitici di età plio-pleistocenica.

Questi ultimi sono costituiti da calcareniti organogene biancastre, a grana medio-grossolana, molto porose, a grado di cementazione variabile, con frequenti orizzonti fossiliferi: dette calcareniti, depositate in trasgressione sui sottostanti calcari mesozoici e/o i depositi miocenici, presentano uno spessore arealmente piuttosto variabile in relazione alla morfologia ed all’assetto strutturale del sottostante basamento calcareo.

Procedendo in direzione est, rispetto all’abitato, le calcareniti plio-pleistoceniche lasciano il posto a sabbie calcaree a grana media localmente concrezionate o limose (coeve alle calcareniti plio-pleistoceniche e costituenti con queste la formazione delle “Calcareniti del Salento”); chiudono il ciclo i terreni appartenenti alla “Formazione di Gallipoli”.

Nelle aree di affioramento dei “Calcari di Melissano” e delle “Calcareniti del Salento” sono molto diffuse coperture di origine eluviale e/o colluviale comunemente indicate con il termine di “terra rossa”.

In definitiva è possibile ricostruire, dal basso verso l’alto, la seguente successione litostratigrafica:

 

Calcari di Melissano (Cretaceo sup.)

Questa formazione, cronologicamente riferibile al Cretaceo superiore, è una delle unità lito-stratigrafiche costituenti il basamento carbonatico mesozoico pugliese ed affiora diffusamente sui rilievi collinari e sulla scarpata della “Serra”.

Si tratta di una formazione costituita in prevalenza da calcari microcristallini, a grana fine, di solito molto compatti e tenaci, di colore biancastro o, talvolta, grigio chiaro, con intercalati orizzonti dolomitizzati di aspetto sub-cristallino o saccaroide e colore da grigio scuro a nocciola; localmente possono essere presenti, a varie altezze stratigrafiche, orizzonti bioclastici porosi, anch’essi di colore biancastro o grigio chiaro.

I “Calcari di Melissano” si presentano ben stratificati, con strati di spessore prevalentemente compreso tra 20 e 50 cm, rinvenendo talora banconi di spessore pari o superiore al metro.

La formazione è interessata da fratturazioni sub-verticali, con presenza di diaclasi e leptoclasi che, avendo andamento normale ai piani di strato, rendono, talvolta, la roccia brecciata e scomponibile in solidi di forma geometrica. Sono presenti, inoltre, strutture fisico-meccaniche secondarie, dovute agli effetti del carsismo, con fratture riempite di materiale residuale.

Dal punto di vista petrografico i termini calcarei sono costituiti da particelle micrometriche di calcite microcristallina (“micrite”), di norma associate a resti di gusci ed esoscheletri calcarei di microrganismi planctonici e bentonici: il tutto cementato da quantità variabili di calcite spatica (“sparite’).

I termini dolomitici sono invece costituiti da cristalli di dolomite, in quantità molto variabile in funzione del grado di dolomitizzazione subito dalla roccia, e da frazioni residue di elementi calcitici.

Gli elementi ed i granuli a composizione carbonatica rappresentano, nei calcari mesozoici salentini, di norma oltre il 98% del totale: il residuo insolubile, costituito in prevalenza da piccoli granuli di quarzo e silicati (feldspati, pirosseni, minerali pesanti, ecc.), da minerali argillosi e da idrossidi di ferro e alluminio, è quasi sempre molto basso, generalmente inferiore all’1%.

Valori più elevati (anche >10%) di residuo insolubile si possono tuttavia riscontrare soprattutto nei termini più dolomitici.

 

Pietra Leccese (Miocene inf. - Miocene sup.)

Detta unità è presente nel sottosuolo al di sotto della copertura quaternaria e in trasgressione sul basamento carbonatico Mesozoico con un contatto caratterizzato, molto spesso, dalla interposta presenza di uno strato di terra rossa.

Dal punto di vista litologico, la formazione della “Pietra Leccese” -recentemente inquadrata (R. Mazzei, 1994) in un intervallo cronostratigrafico che va dal Burdigaliano sup. al Messiniano inf.- risulta costituita, in assoluta prevalenza, da calcareniti organogene a grana medio-fine, più o meno marnose, di colore avana o bianco-giallino, con intercalati orizzonti fossiliferi e livelli glauconitici, questi ultimi di colore grigio-verdastro.

I depositi della “Pietra Leccese” si sono originati nel corso di un’importante ingressione marina che interessò, durante quasi tutto il Miocene, gran parte della Penisola Salentina (soprattutto il settore orientale), dando origine, a causa della morfologia accidentata del substrato, a numerosi bacini chiusi, di forma, estensione e batimetria piuttosto variabili, ma sostanzialmente tutti caratterizzati da una sedimentazione prevalentemente di tipo carbonatico.

Dal punto di vista petrografico i litotipi calcarenitico-marnosi della “Pietra Leccese” sono composti, infatti, in assoluta prevalenza da granuli calcarei di origine organogena, costituiti in prevalenza da resti di foraminiferi planctonici e bentonici e da frammenti di macrofossili.

Nei vuoti interstiziali è presente abbondante frazione fine, rappresentata prevalentemente da calcite micritica.

La frazione calcarea costituisce mediamente oltre il 95% del totale, mentre il residuo insolubile, di norma assai scarso, risulta in prevalenza costituito da glauconite e da minerali argillosi.

 

Calcareniti di Andrano (Miocene sup.)

Affiorano in una zona molto limitata, a sud di Ruffano, e lungo una estesa fascia a cavallo di Nociglia addossandosi alla formazione della “Pietra Leccese” con un contatto stratigrafico dall’andamento a volte complesso e non sempre ricostruibile con precisione.

La formazione delle “Calcareniti di Andrano”, riferibile dal punto di vista crono-stratigrafico, al Messiniano inf. pre-evaporitico (Bossio et al. 1994) risulta pertanto legata alla “Pietra Leccese” da rapporti stratigrafici ancora non del tutto chiariti.

Nel complesso la formazione è rappresentata da depositi di fase regressiva che testimoniano la chiusura dell’importante ciclo sedimentario verificatosi durante il Miocene.

Dal punto di vista litologico, le “Calcareniti di Andrano” si differenziano nettamente dalla “Pietra Leccese” essendo caratterizzate da una spiccata eterogeneità composizionale che si manifesta con un’alternanza piuttosto irregolare di litotipi sia calcarei che calcarenitici. Detta formazione, infatti, risulta costituita da calcareniti grigio-chiare, organogene, talora marnose, giallastre e, a volte, leggermente glauconitiche a granulometria e grado di cementazione variabile, calcari di colore biancastro o grigio chiari piuttosto tenaci e sabbioni calcarei; si rinvengono inoltre brecce e conglomerati ad elementi calcarei.

 

Calcareniti del Salento (Pliocene sup. - Pleistocene inf.)

Questa formazione giace, con un netto contatto trasgressivo, sulle rocce calcaree del basamento Mesozoico o sui sedimenti Miocenici essendosi depositata in corrispondenza di depressioni ed avvallamenti di origine morfologica o strutturale.

Dal punto di vista litologico le Calcareniti del Salento sono costituite da calcareniti organogene di colore bianco-giallastro o rossastro per alterazione (generalmente nei livelli sommitali), piuttosto porose, di norma mal stratificate, a grado di cementazione variabile, con locali intercalazioni di orizzonti fossiliferi e da sabbie calcaree conocrezionate o limose.

La granulometria, della litofacies calcarenitica, solitamente grossolana alla base, diviene più fine verso l’alto, dove si rinvengono nuovamente clasti grossolani e dove compare a volte un crostone terminale compatto e tenace.

I granuli della roccia sono quasi interamente costituiti da frammenti di micro e macrofossili e cementati tra loro da quantità variabili di calcite spatica; la loro composizione mineralogica è quasi esclusivamente carbonatica, il carbonato di calcio costituendo generalmente oltre il 95% del totale. Il residuo insolubile, di norma molto scarso, è generalmente inferiore aI 2%.

Nella maggior parte degli affioramenti calcarenitici si rinvengono sistemi di fratture parallele con direzione NW-SE, presumibilmente originate da locali fenomeni di riattivazione, durante il Quaternario, dei sistemi di faglie dirette.

Le sabbie calcaree, sede di una falda superficiale, sono caratterizzate superiormente da inclusi e/o livelli calcarenitici, sfumano quindi a sabbie limose di colore giallognolo e intorno agli 8÷10 metri di profondità circa a sabbie limose e/o limi sabbiosi di colore grigio-azzurro.

Ad est l’orizzonte viene a contatto con la “Formazione di Gallipoli”. Tale passaggio è costituito da una regolare successione stratigrafica, caratterizzata da una graduale affermazione nel tempo delle caratteristiche tipiche della “Formazione di Gallipoli”, ma non si può escludere una parziale sostituzione laterale.

 

Sabbie limose, limi e limi-argillosi grigio-azzurri (Pleistocene inf.)

Questa unità si rinviene in continuità di sedimentazione sulle “Calcareniti del Salento”.

Si tratta di depositi (appartenenti alla “Formazione di Gallipoli”) di argille, argille limose e limi che verso l’alto passano a sabbie limose (sede di una falda superficiale).

Possono essere presenti, nell’unità, banchi arenitici o calcarenitici.

 

Depositi eluviali elo colluviali (Olocene)

Sono coperture di origine eluviale e/o colluviale comunemente indicate con il termine di “terra rossa”.

Si tratta di terreni di origine residuale, prodotti dagli effetti dell’alterazione e della dissoluzione carsica sulle rocce calcaree e calcarenitiche affioranti e dal progressivo accumulo dei prodotti residuali insolubili di composizione non carbonatica.

La composizione chimico-mineralogica delle terre rosse ricalca molto da vicino quella del residuo insolubile delle rocce da cui si sono originate, essendo caratterizzata da una notevole abbondanza di idrossidi di ferro ed alluminio, di minerali argillosi (soprattutto illite e caolinite) e da componenti minori quali quarzo, feldspati, pirosseni, ecc..

La granulometria delle terre rosse presenta di norma un ampio intervallo di variazione, poiché dipende spesso dalle caratteristiche genetiche ed evolutive dei singoli depositi. In linea di massima si tratta, nella maggior parte dei casi, di terreni composti da particelle delle dimensioni del limo e/o delle sabbie fini, con una discreta presenza di frazione argillosa: si va pertanto - dal punto di vista granulometrico - dalle sabbie limose ai limi sabbioso-argillosi, con variazioni sensibili ed imprevedibili anche nell’ambito di uno stesso deposito.

Le terre rosse possono presentarsi con caratteristiche sia di depositi eluviali che colluviali, vale a dire sia come prodotto di alterazione e disfacimento della roccia in posto che come accumulo di materiali rimossi (ad esempio, ad opera delle acque dilavanti o di ruscellamento) dalla loro posizione originaria e ridepositati in corrispondenza di aree morfologicamente più depresse.

Le coperture eluviali presentano di norma spessori modesti (poche decine di centimetri).

I depositi colluviali, dal conto loro, sono concentrati quasi esclusivamente in corrispondenza di avvallamenti, cavità e depressioni di origine carsica: ciò conferisce loro caratteristiche geometriche e di spessore - sino a parecchi metri - estremamente mutevoli ed imprevedibili, connesse all’andamento morfologico del substrato.

 

Notizie tratte dalla letteratura e lavori di settore