Caratteri idrogeologici del Salento Leccese

A ciascun litotipo affiorante o presente nel sottosuolo è attribuibile un grado di permeabilità. Le sabbie, le sabbie limose e i depositi eluviali e/o colluviali sono permeabili per porosità.

Anche le calcareniti plio-pleistoceniche sono permeabili per porosità e in misura minore per fratturazione.

Il coefficiente di permeabilità varia notevolmente a seconda del grado di cementazione.
Le calcareniti mioceniche presentano un grado di permeabilità che varia in funzione del contenuto di argilla e dello stato di fessurazione.
I calcari e i calcari dolomitici che, come detto, si presentano fratturati, carsificati e spesso fagliati, sono da considerare ad alto grado di permeabilità.
In definitiva possiamo considerare tre diversi acquiferi: superficiale, intermedio, profondo.

Falda superficiale

Detta falda circolante nei terreni sabbiosi e sabbioso-limosi e sostenuta, alla base, dalle sottostanti argille interessa una fascia di territorio che si sviluppa (parallelamente ai rilievi della “Serra”) sia lungo l’asse nord-sud che in direzione Est verso Nociglia
La sua alimentazione è dovuta, quasi esclusivamente, alle precipitazioni che ricadono sugli affioramenti, dello stresso territorio, e costituenti le rocce serbatoio dell’acquifero che, con superficie libera a qualche metro dal livello del piano di campagna, si presenta con un grado di permeabilità legata al contenuto percentuale, all’interno delle sabbie, della frazione limosa e/o limoso-argillosa. La capacità d’immagazzinamento, generalmente non elevata, è condizionata dai differenti spessori del mezzo filtrante poroso che ne determina una variazione areale con conseguente diversificazione delle portate emungibili.
Tale falda superficiale è soggetta ad escursioni di livello stagionale e quindi a risalite che possono realizzarsi in misura diversa a seconda delle caratteristiche dell’acquifero e ovviamente, in chiave temporale, del regime pluviometrico.

Falda Intermedia

Si sa ancora poco di questa falda che si rinviene a circa 30 m di profondità, favorita da un banco di calcareniti marnose che si spinge oltre il livello medio del mare. L’acquifero in parola è alimentato principalmente dalle precipitazioni meteoriche, ma probabilmente anche per travaso della falda superficiale. 

Falda profonda

Nota col termine di falda profonda è conosciuta anche come falda principale o "carsica" in quanto il suo acquifero è rappresentato dalla successione calcareo-dolomitica cretacea permeabile per carsismo oltre che per fessurazione.
La sua alimentazione è dovuta principalmente alle acque di origine meteorica che si infiltrano rapidamente nel sottosuolo attraverso le numerose discontinuità strutturali dei depositi calcarei e calcarenitici raccogliendosi, in profondità, in un unico corpo idrico che galleggia, in virtù della minore densità, sull'acqua marina di invasione continentale secondo uno schema comune a tutta la Penisola Salentina.
La circolazione avviene per lo più a pelo libero, secondo una superficie piezometrica posta poco al di sopra del livello del mare.
La condizione di galleggiamento, di cui sopra, della lente di acqua dolce sulla sottostante acqua salata, può essere esplicitata mediante la legge di GHYBEN-HERZBERG che permette di determinarne lo spessore (h) in funzione della densità e del carico piezometrico:

h = (df /(dm-df)) x t
dove dm è la densità dell’acqua di mare (1.028 g/cmc), df la densità dell’acqua dolce di falda (1.0028 g/cmc) e t il carico piezometrico.

Notizie tratte dalla letteratura e lavori di settore