Menu del Tempo

Home

Previsioni Meteo Medio Lungo Termine

Previsioni Meteo Mare

Articoli Meteo

FORUM Foto Meteo del Salento

Agro Meteo Puglia

CLIMA del Salento

- Medie Piogge

- Neve Salento

Piogge Mensili

Temperature Medie ed Estremi

Rete Monitoraggio Stazioni Meteo Salento

Mappe Meteo Real Time

Modello Meteo Puglia Basilicata

 

Previsioni Comunali

Meteo Puglia

Meteo Foggia

Meteo Bari

Meteo Lecce

Meteo Brindisi

Meteo Taranto

 

Osservatorio Meteorologico  di Supersano (Le)

Stazione Meteo Supersano

Archivio Storico Meteo

Cam Botrugno - Lecce

 

 Osservatorio Meteo Parma

webcam parma

webcam Parma

 

Sponsor

Casino online

questi offrono giochi in stile Las Vegas, protezione e sicurezza, con molte possibilità in più di vittoria!

 

Giochi Casino
Vuoi provare a giocare e vincere ai casino online? Entra nella guida numero uno.

 

Affitti Salento

 

Verso una meridianizzazione del clima?

 

In questo articolo intendo discutere, attraverso una disamina sia pur veloce di alcuni dati statistici, la plausibilità di alcune prese di posizione climatologiche per l’area mediterranea, in particolare per l’Italia.

A tutt’oggi l’unico dato veramente certo nell’ambito del coacervo di teorie che vengono lanciate da climatologi e studiosi vari sul possibile futuro climatico planetario e mediterraneo in ispecie, è che, almeno dal 1880 a questa parte (ossia dalla fine della cosiddetta “Piccola era glaciale”), la temperatura terrestre si è inesorabilmente alzata, nei valori medi, di oltre ½°.

Già da tempo, almeno dall’inizio della prima metà degli anni novanta, per lo scacchiere mediterraneo, si è avanzata l’ipotesi che, ferma restando una velocità di incremento delle temperature medie simile anche per il secolo presente, gran parte dell’Europa mediterranea, incluso il sud Italia, sarebbe andata incontro ad inesorabili fenomeni di impoverimento dei suoli e di desertificazione dovuta, per lo più, ad una contrazione delle precipitazioni.

La teoria che più o meno frequentemente viene lanciata e accreditata vorrebbe un incremento delle precipitazioni al nord, specialmente per le zone prealpine ed alpine, fino a fare del nord Italia una zona quasi a clima pluviale, e, come già menzionato, un forte decremento precipitativo al sud. Cercherò di discutere questa teoria sulla base dell’andamento climatico dell’ultimo decennio (su base statistica, benché locale).

Stante il dato inconfutabile dell’aumento della temperatura media planetaria, a tutt’oggi non si assiste assolutamente ad un incremento delle precipitazioni al nord Italia, come si può evincere da numerosi studi (ne cito uno a titolo d’esempio di Buffoni, Maugeri, Nanni, Precipitation in Italy from 1833 to 1996, Theoretical and Applied Climatology, 63, 1999); ciò che aumenta è solo l’indice di piovosità, ossia il volume d’acqua che cade nel tempo “t” assunto come riferimento, a fronte, invece, di un decremento totale precipitativo che arriva ad essere pari anche al 30-35% delle medie normali. Ora, non sembra lecito attendersi, a fronte di un continuo aumento della temperatura media in questo secolo, un’inversione di tendenza, sebbene sia lecito attendersi una maggiore incidenza di episodi precipitativi violenti, a meno che la diminuzione sinora avutasi non possa più essere correlata all’aumento delle temperature e al “protagonismo” anticlonico alle nostre latitudini, così come la teoria ad oggetto tende a fare. D’altro canto, una correlazione tra aumento delle temperature medie, invasioni d’aria sub-tropicali e staticità atmosferica per la presenza continua degli anticloni, specie in inverno, è cosa ancora in via di dimostrazione.

In termini numerici assoluti, poi, il decremento precipitativo, specie negli ultimi sei anni, è assolutamente maggiore nel nord Italia: in questa zona, infatti, nonostante un aumento delle precipitazioni sensibile negli anni ’90 rispetto agli anni ‘80 (anni in cui si concentrano le maggiori alluvioni degli ultimi 25 anni in Italia) si assiste ad un drammatico decremento precipitativo di gran lunga maggiore rispetto al centro-sud Italia (ove, tra l’altro, sarebbe tutto da confermare) accompagnato da un aumento delle temperature medie molto superiore rispetto a quello del resto della Penisola. A cosa attribuire questo andamento climatico? Sicuramente il fattore prossimo più evidente è l’oscillazione nord-atlantica dell’anticilcone delle Azzorre, la cosiddetta Nao, i cui valori negli ultimi 20 anni sono considerevolmente cambiati. Negli anni ’90 sia le medie che le alti latitudini europee (e quelle alte italiane) hanno potuto beneficiare di un attività atlantica abbastanza pronunciata, la quale, pur alternando periodi anomali di siccità, ha garantito un sufficiente apporto di perturabazioni e correnti responsabili, in genere, delle grandi precipitazioni nel nord Italia. Dalla fine degli anni ’90 in poi si assistito, invece, ad una progressiva accentuazione della meridianizzazione negli scambi atmosferici, con valori di pressione sempre più positivi alle medie-alte latitudini e valori bassi alle basse latitudini. In queste condizioni e laddove gli scambi non vadano a privilegiare il Mediterraneo occidentale (Penisola Iberica), si verifica in genere una forte ciclogenesi nel Mediterraneo centrale, con relativo forte interessamento del centro-sud Italia, innescata da correnti provenienti dal nord-atalantico e che sbarca nel Mediterraneo prevalentemente dalla Valle del Rodano o dalla porta della Bora: sono esattamente le condizioni in cui il nord Italia viene regolarmente saltato a causa della protezione offertagli dalle Alpi. Ora, perché mai immaginare per il futuro un maggiore protagonismo delle correnti atlantiche delle medie latitudini piuttosto che quelle delle alte latitudini (correlate alla meridianizzazione), e dunque pensare ad un nord con clima quasi pluviale, visto che i dati sono assolutamente contraddittori?

Negli ultimi otto anni poi, anzi possiamo tranquillamente dire nell’ultimo decennio, le precipitazioni medie nel sud Italia sono aumentate ben oltre le medie normali per le relative zone, proprio in corrispondenza di un innalzamento delle temperature medie (sud Italia, tra le altre cose, che non vive una forte decurtazione precipitativa neanche in corrispondenza di un flusso prevalentemente delle medie latitudini atlantiche). Fornisco qui alcuni dati relativi agli ultimi 8 anni di rilevazione sul territorio salentino di Sannicola, negli anni che vanno dal 1998 al 2005, che possono valere per analogia (vorrei dire solo a mo’ di indice o sintomo), quanto ad incrementi o decrementi percentuali, non solo per l’intero Salento o la Puglia, ma per l’intero sud Italia. Analizzerò solo i mesi di ottobre, novembre e dicembre, la cui media normale si attesta nel paese rispettivamente sui 90, 100, e 90 mm.:

 

OTTOBRE

NOVEMBRE DICEMBRE

65

27

174

17

102

100

86

44

--------

77

- 14%

+ 26,3% in totale

 

 

2181

186

65

31

76

100

346

148

-----------

146,25

+ 46%

 

1 Il dato è sottostimato per difetti nella rilevazione.

103

98

68

63

253

91

143

131,5

--------

118,75

+ 31,1%

 

 

 

 

Questo incremento precipitativo, va anche detto, non ha inizio col finire degli anni ’90, ma va collocato pressappoco subito dopo la fine della storica siccità del 1988-1990. Si realizza certo in misura maggiore allorché, come è accaduto almeno dal 2002 in avanti, le correnti e gli scambi troposferici hanno cominciato ad avvenire nello scacchiere dell’emisfero nord che a noi interessa secondo i meridiani.

Certamente tutto ciò può anche essere dovuto al mero caso e all’alea meteorologica, visto che una meridianizzazione che avesse visto degli scambi termici con colate d’aria fredda atlantica spostate a largo dell’Iberia difficilmente avrebbe favorito il sud Italia come accade invece con colate d’aria fredda che traboccano dalla Valle del Rodano. Ma rimane comunque quel dato costante della meridianizzazione, che a detta di molti altri climatologi è tipica di periodi interglaciali che preludono, però, ad un nuovo raffreddamento climatico.

I dubbi sulla teoria sopra avanzata, quindi, sono più che giustificabili, viste anche le cronache di questi ultimi mesi ed anni (sebbene sul lungo periodo pochi anni significano in climatologia proprio niente): centrosud Italia col pieno negli invasi d’acqua e nord a secco. Ricordo, a tal proposito, che i record, non solo negativi ma anche positivi nei livelli degli invasi lucani e pugliesi li si sono registrati in questi ultimi anni: così, l’Occhito in provincia di Foggia è stata collaudata solo nel 2002 dopo la famosa alluvione che colpì il foggiano dopo anni di siccità, e lo stesso dicasi per la diga di Monte Cotugno a Senise in Basilicata, la seconda più capiente d’Europa, collaudata per la prima volta nel gennaio del 2005 e che raggiunge i suoi massimi storici nel marzo 2006. Ricordo altresì che in Salento tra il 2002 e il 2004 molte sono le località che per più volte superano i 1000 mm di pioggia e che la stazione di Lecce raggiunge il suo record storico per il secolo scorso nel recentissimo anno 1996 con ben 1343 mm. Menziono, infine, i verdissimi campi salentini visibili in questi giorni e le riarse pianure della Padania che vi fanno da contraltare.

Sulla base di ciò non risulta assolutamente agevole parlare di una spaccatura dell’Italia per i prossimi anni e decenni sul modello fornito da quella teoria: l’impressione, piuttosto, è che si sia tutti sulla stessa barca. Per il sud Italia in particolare se non si può parlare immediatamente di una via inesorabile verso la desertificazione, altrettanto non la si può escludere, specie laddove questa significhi impoverimento progressivo dei suoli. Quest’ultimo fenomeno, infatti, è addirittura compatibile con un aumento precipitativo come quello registrato sinora, essendo imputabile all’aumentata evapotraspirazione. Chi poi abbia alternato osservazioni fenomenologiche a quelle quantitative, avrà avuto modo anche di corroborare in misura doppia questa affermazione: precipitazioni molto alte riescono a compensare un’evapotraspirazione che aumenta, e dunque a mantenere l’equilibrio nella vegetazione, solo ove le precipitazioni siano ben distribuite. Non è raro, infatti, notare in questi ultimi anni forti ingiallimenti negli alberi d’ulivo non alimentati, o la perdita delle foglie in essenze arboree sempre verdi come il Cistus Monspeliensis, essenza della macchia mediterranea, in annate con piovosità mediamente sostenuta.

Sulla base di ciò non si può neanche escludere la validità di un’altra alternativa teorica, e cioè che le precipitazioni stiano aumentando al di sopra del 50° parallelo, che stiano decrescendo alle medie latitudini e che possano aumentare, specie nel semestre autunno-vernino, nella fascia del 40° parallelo, sempre in corrispondenza dell’aumento di temperatura.

Non mi sento, naturalmente, di abbracciare questa tesi in modo acritico, ma mi sento di escludere immediatamente la plausibilità della teoria con cui si è cominciato a ragionare sin dall’inizio di questo articolo.

 

Sannicola, 16/06/2006

Anselmo Caputo

Collaboratore SuperMeteo.com

 

 

Allerta MeteoSalento

Nulla da Segnalare

Area Sponsor

Pubblicità a pochi euro?

Contattaci!!!

Meteo

Vendita e Installazione Stazioni Meteo:

Vendita Stazioni Meteo

ditutto

 

Cerca le WebCam

   

SuperMeteo.com - Portale Meteo Salento e Puglia - è una produzione del C.M.S. - Centro Meteorologico Salentino - © 2007 - Tutti i diritti riservati - Sedi operative "Lecce - Parma"

E' severamente proibita la diffusione dei dati contenuti nel portale senza citare la fonte

Web studio DGweb.org