Terremoti in tempo reale in Italia - scosse sismiche
tutti i terremoti rilevati negli ultimi tre mesi in Italia con analisi storica sul Salento e la Puglia

 

 

Il Salento, tra terremoti e vulcani in eruzione

Se si ha davanti una carta d’Italia che riporta le zone a rischio sismico, balza subito agli occhi il ‘colore’ che contraddistingue il nostro Salento, che classifica il nostro territorio ‘fuori’ dalle categorie in pericolo, meglio ancora indicato come ‘territorio non classificato’. Un privilegio, questo, che ci accomuna alla Sardegna, ad ampie zone del Lazio e a quasi tutta la parte settentrionale del Paese, escluso il Friùli-Venezia Giulia. Si direbbe, quindi, che noi Salentini staremmo al sicuro, o comunque assai meglio di altre Regioni!? In parte è vero, ma i rischi, pur se limitati, sussistono anche per noi: lo dimostrano i fatti che ci coinvolsero circa tre secoli fa, esattamente il 20 febbraio 1743. Ed allora, come far collimare questa ‘certezza scientifica’, con la storicità degli sconvolgimenti tellurici che hanno interessato appunto la nostra terra?

 

Se riprendiamo a scorrere le pagine del nostro giornale di qualche anno fa, in un servizio che giudichiamo ampiamente esaustivo, abbiamo modo di fissare meglio nei nostri dati mnemonici questa evenienza non certo felice, che qui vogliamo approfondire, con l’aggiunta di altri particolari storici. Rileviamo dal Catalogo Nazionale quanto ci serve per la trattazione delle notizie concernenti i terremoti che hanno interessato appunto il nostro territorio. Partiamo un po’ da lontano, facendo preciso riferimento all’anno 1087, quando una violentissima scossa coinvolse e sconvolse la nostra Regione, arrecando consistenti danni specialmente a Bari ed Otranto (rovinosi gli effetti prodotti in quest’ultima località al palazzo di Ruggero I).

 

Di proporzioni molto più catastrofiche, il sisma che interessò il Basso Salento, alle ore 16,30 del 20 febbraio 1743, con una intensità pari al 9° della Scala Mercalli (*), che equivarrebbe ai 6,5° della scala Richter (*), con epicentro fissato nel basso Jonio. C’è da aggiungere che questa scossa di così enorme portata, aveva dato i primi sentori circa due anni prima, nel giugno 1741 e proseguita il 25 febbraio 1742, capace di porre in ginocchio tutto quanto il nostro territorio, per i disastrosi danni arrecati a persone e cose. Si hanno notizie ben precise sui danni rilevati nella sola Nardò, là dove i morti causati da questo terrificante evento geologico, furono circa 180. Né rimase immune Supersano, anche se qui da noi, fortunatamente, non si ebbero vittime. Dai documenti del tempo, si apprende che, oltre a tantissimi caseggiati, vennero coinvolti anche il castello e la chiesa madre, la cui ricostruzione era cominciata vent’anni prima.

Rimanendo un po’ in argomento, ecco un’altra curiosità, che pensiamo possa interessare i nostri lettori: le ceneri vulcaniche.

Ma che c’entra Supersano con queste polveri? Seguiteci e non ci si meravigli più di tanto, se qui riportiamo delle notizie che sembrerebbero improbabili, ma che invece sono da considerare affatto storiche.

Rifacciamoci a due momenti che interessano due terrificanti eruzioni, riferite, l’una allo Stromboli (isole Eolie) e l’altra al Vesuvio (Campania), località lontane da noi, rispettivamente di 300 e 350 km. circa. In entrambe le circostanze, le eruzioni di questi due vulcani fecero piovere sulle nostre teste le grigie polveri dei loro crateri.

Lo Stromboli eruttò nel 1874 e da un documento di Salis Marschlins, si legge che in quella occasione “il vento ebbe sospinte le ceneri fin qui, a Supersano, dove cadde dello spessore di una mezza linea”. Prova indiscutibile, questa, “come gli antichi descrittori delle eruzioni dell’Etna e del Vesuvio non raccontassero fiabe, allorché dicevano di ceneri trasportate sino a 200 e 300 miglia, durante le forti eruzioni di questi vulcani”. E dallo Stromboli al Vesuvio, nel corso di un’altra violentissima eruzione (è stata l’ultima e da quella il cratere della montagna di fuoco si è tappato), verificatasi nel 1944 (la ricordiamo perfettamente) e anche in questa occasione le polveri (questa volta provenivano da direzione nord-ovest, mentre quella dello Stromboli aveva avuto la provenienza Sud-ovest) giunsero fino a Supersano e quindi sul Salento.

 Quale meraviglia e insieme preoccupazione, alla vista del terreno che si ricopriva di un color grigio-scuro, mentre le nostre donne, incredule, si affrettavano a ritirare i panni stesi, per poterli rimettere sul filo, se non dopo parecchi giorni!

 

 

prof. Gino De Vitis