FITOTOSSICITA’ DEI TRATTAMENTI A BASE DI RAME SULLE COLTURE
L’azione fungicida del rame fu scoperta nel 1878, dopo l’arrivo della Peronospora (Plasmopara viticola) in Europa. Le prime osservazioni sulla sua attività furono del tutto casuali: all’epoca si usava distribuire sui filari marginali dei vigneti una miscela di calce e solfato di rame, tale mistura serviva come deterrente contro i furti, ma si osservò che garantiva una certa protezione contro la Peronospora. |
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Tra i vari ricercatori che si interessarono alla difesa della vite dalla Peronospora, va certamente ricordato il Millardet, il quale osservò l’efficacia di una miscela a base di rame (che in seguito fu chiamata poltiglia bordolese), infatti, i conidi del fungo della peronospora non germinavano, in acque che presentavano tracce di rame in soluzione, giunse a proporre l’utilizzo dei sali di rame in viticoltura.
Nonostante i suoi innumerevoli pregi, l'impiego fitoiatrico del rame presenta anche aspetti negativi, fra i quali va ricordata la sua fitotossicità. Tutti i prodotti fitosanitari in generale possono causare delle ustioni delle parti verdi, rugginosità sui frutti, diminuzione dell’allegagione, nonché modificazioni delle caratteristiche organolettiche dei frutti, sintomi noti con il nome, appunto, di fitotossicità. Di frequente i sintomi insorgono subito dopo il trattamento, di rado a distanza dall’applicazione. I prodotti rameici hanno sulle piante effetti fitotossici, di essi si parla facendo riferimento quasi sempre alla vite in quanto, per la difesa di questa coltura, viene usato quasi esclusivamente il rame proprio per la sua specificità d’azione nei confronti di Plasmopara viticola.
I fenomeni fitotossici del rame si manifestano sulle foglie con arrossamenti, diminuzione della superficie fogliare, disseccamento delle gemme, disseccamenti di parte o di tutto il lembo e caduta precoce; tali fenomeni sono dovuti alla penetrazione del rame nel lembo fogliare e sono nettamente più marcati se il trattamento viene effettuato su vegetazione bagnata in quanto potrebbero tradursi in un calo quantitativo ed un peggioramento qualitativo delle uve prodotte.
Il rame ha dimostrato la sua efficacia antibatterica anche contro Erwinia amylovora su pero, ma anche qui, nonostante i bassi dosaggi, si è manifestata una certa fitotossicità, in quanto vengono modificate le caratteristiche dell’epidermide dei frutti favorendo la comparsa di aree rugginose (Spada G., 2002).
I fattori che possono concorrere all’insorgenza dei fenomeni fitotossici sono rappresentati da:
sensibilità della coltura o dell’organo vegetale, essa varia in relazione alla presenza di ferite, allo stato fitosanitario, così pure all’età. Maggiore è l’età della pianta, maggiore è la sua resistenza. Fra gli organi vegetali, i fiori e i frutti sono di solito i più sensibili, decisamente minore invece è la sensibilità della pianta in post-fioritura.
condizioni ambientali durante e subito dopo il trattamento: temperatura, pioggia, luce, e PH, gas inquinanti, svolgono un ruolo determinante per i fenomeni di fitotossicità.
errori di applicazione (poca tempestività d’intervento, dosi alte, incompatibilità fra prodotti miscelati).
Nella vite sono particolarmente sensibili ai prodotti rameici sia la giovane vegetazione che i fiori, quindi considerando l’azione pollinecida e fitotossica verso questi ultimi si capisce come la produzione d’uva possa subire un contenuto calo laddove si effettuino i trattamenti in fioritura. |
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Tra i vari prodotti cuprici i più fitotossici risultano essere quelli a base di idrossido e di solfato di rame, meno fitotossici gli ossicloruri, in particolare l’ossicloruro triramico di rame e calcio.
Si può quindi concludere che si può ovviare a questi effetti indesiderati, adottando alcuni semplici accorgimenti: utilizzare i prodotti meno fitotossici in prefioritura, evitare i trattamenti in piena fioritura e sulla vegetazione bagnata, in questo modo l’intera campagna antiperonosporica potrebbe fare perno sui prodotti rameici.
Sara Nutricato
Collaboratore Agrometeo SuperMeteo.Com
FOSCHI S., BRUNELLI A., Ponti I. 1985 - terapia vegetale - Edagricole, Bologna, pp. 107-109.
BENUZZI M., 2003 –Il rame- AZBIO n°1, pp. 25-26.
BENUZZI M., 2004 – La peronospora della vite – AZBIO n° 2, pp.13-14.
BRUNELLI A., MARANGONI B., 2002 - Atti Convegno a Fognano (RA) 22 ottobre 2002, “Le prospettive del rame nella difesa delle piante”.
FREGONI M., CORALLO G., 2001 – Il rame nei vigneti italiani – Vignevini n°5, pp. 35-4
Rame in Bio, “L'impiego del rame in frutticoltura e viticoltura biologica alla luce del Reg. CE 473/2002, giovedì 20 giugno 2002, Veneto Agricoltura - Corte Benedettina Legnaro – Pd